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Un piccolo anello d'oro

Un piccolo anello d'oro
Quando la bella Katrine, impiegata in una agenzia di viaggi, viene trovata strangolata e abbandonata nuda sul ciglio della strada, nessuno si stupisce più di tanto, perché la ragazza nascondeva un passato di tossicodipendenza e violenza. Non si stupisce la sua collega Elise, che aveva notato uno strano energumeno minacciare Katrine apertamente senza che lei si scomponesse più di tanto, non si stupiscono gli assistenti sociali che l'hanno seguita durante la disintossicazione, che sapevano della sua torbida relazione con Bjorn, responsabile della struttura di disintossicazione. Non si stupisce Ole, il suo ragazzo del momento, che sospetta da tempo che la ragazza lo tradisca e negli ultimi tempi meditava di lasciarla. All’ispettore capo Gunnarstranda e al suo vice Frølich non interessa stupirsi o meno, a loro tocca sbrogliare la matassa di un caso che non si preannuncia per niente facile...
Arriva anche in Italia il ciclo poliziesco di Kjell Ola Dahl, psicologo e giurista norvegese: si parte come spesso accade non dal primo episodio della saga, ma dal secondo, uno dei migliori, premiato col Riverton Prize. L'approccio al noir di Dahl è assolutamente peculiare, e predilige ritmi lenti, tematiche sociali costantemente sottese al plot e personaggi fragili, realistici fino all'anonimato. Prendiamo i due investigatori protagonisti: Gunnarstranda è un vedovo stempiato col riporto, il vizio delle sigarette e la bizzarra abitudine di parlare col suo pesce rosso; Frølich è uno che vive con la madre e siccome non riesce a relazionarsi con le donne si butta a capofitto nel lavoro. Non ci sono eroi, non ci sono intuizioni investigative geniali e non ci sono intrighi internazionali in questo Un piccolo anello d'oro: ci sono solo miserie umane, segreti che poi così segreti non sono, le contraddizioni laceranti dello stato sociale scandinavo e tanta, tanta tristezza.