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Un posto dove andare

Un posto dove andare

Suances, Cantabria, febbraio 2014. Lunedì mattina. Oliver Gordon sta preparando il caffè per la colazione. Londinese di nascita, ora vive da più di sei mesi a Suances nella splendida residenza di Villa Marina, ereditata dalla defunta madre. Sa di aver cambiato profondamente la sua vita negli ultimi tempi ed è felice: ora sente davvero di essere “al posto giusto nel momento opportuno”. Mentre cuoce la pancetta, alle sue spalle arriva Valentina. La sua compagna, Valentina Redondo, tenente della Guardia Civil. Oliver si sofferma sullo sguardo affascinante e insolito della donna: un occhio verde e brillante, uno nero e opaco. L’ha conosciuta solo sei mesi prima, in occasione del rinvenimento, proprio a Villa Marina, del corpo mummificato di un neonato. Stanno per sedersi al tavolo della colazione quando il telefono di Valentina squilla. È il capitano Marcos Caruso ed è decisamente troppo presto perché non sia successo qualcosa di importante. Caruso informa Redondo di un nuovo caso. Hanno ritrovato il corpo di una ragazza nel quartiere della Gàndara, a Hinojedo. La ragazza, spiega Caruso, è vestita da principessa, ed è stata posizionata su delle rovine medievali. Con la promessa di usare la massima discrezione, Valentina si accinge a organizzare la squadra. Riceve un’altra chiamata, stavolta è il sergente Riveiro, il suo braccio destro. La informa che la ragazza è stata ritrovata vicino alla Masera de Castìo, in un luogo noto come Mota de Trespalacios. Arrivati alla Mota, Redondo e Riveiro si trovano di fronte una scena impressionante: un’antica costruzione a base circolare, circondata da profondi fossati, e proprio al centro della Mota la “principessa”, vestita come una dama medievale, distesa e con le mani in grembo. Il corpo, spiega al tenente Redondo l’amica forense Clara Múgica, già sul posto per i primi sopralluoghi, stranamente non ha ancora raggiunto il rigor mortis. E i dettagli inquietanti non finiscono qui: la misteriosa principessa è stata ripulita e sistemata con cura, profuma di vaniglia e tra le sue mani è stata ritrovata una moneta antica…

Le vicende di Un posto dove andare – uscito in Spagna per la prima volta nel 2017, secondo romanzo della “Serie del Puerto Escondido” dedicata alle indagini di Valentina Redondo e terzo pubblicato in Italia della talentuosa autrice galiziana María Oruña – si collocano prima dei fatti raccontati in Quel che la marea nasconde (il quarto volume della serie) e dopo quelli de Il porto segreto. Si tratta del secondo caso per la tenente della Guardia Civil Valentina Redondo, una specializzazione in Psicologia giuridica e forense, una diagnosi di disturbo ossessivo compulsivo e un passato doloroso, protagonista che tanto ha affascinato i lettori, in patria e non solo. In questa avventura, le indagini di Redondo si intrecciano fortemente alla sua vita privata e alla sua relazione con l’inglese Oliver Gordon, con affascinanti incursioni tra le pagine della storia, dell’archeologia e della speleologia. Sarà infatti compito della tenente far luce su alcuni macabri delitti che paiono avere come leitmotiv proprio la storia medievale e le straordinarie formazioni geologiche della Cantabria. Un caso avvincente per una protagonista carismatica, scrupolosa e perfezionista nel suo lavoro e al contempo non priva di debolezze tutte umane. Evidente è il puntuale lavoro di ricerca compiuto dall’autrice e la critica, piuttosto esplicita, mossa alle istituzioni, colpevoli di aver abbandonato i ricercatori. Accurati gli approfondimenti storici e scientifici – giusto a tratti eccessivamente distesi e didascalici. Estremamente affascinanti i luoghi che all’indagine fanno da palcoscenico, tra tutti la Mota de Trespalacios e l’incredibile Sótano de las Golondrinas, la più grande grotta carsica in caduta libera al mondo. Tutti i personaggi del romanzo si muovono dalla ricerca del proprio “posto dove andare”. Per qualcuno è la conoscenza, la scoperta. Per altri, semplicemente, si tratta di riuscire a trovare un senso alla propria vita. Ma cosa si è senza questo posto, e quanto siamo disposti a sacrificare per trovarlo? Molteplici i piani che Oruña sceglie di mescolare nel suo romanzo: non si aspetti dunque il lettore un’indagine al cardiopalma, quanto piuttosto un intrecciarsi di indizi e fili narrativi che, per più di cinquecento pagine, riescono a tenere salda l’attenzione e alta la curiosità.

LEGGI L’INTERVISTA A MARÍA ORUÑA