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Un posto sotto questo cielo

Un posto sotto questo cielo

San Giovanni in Persiceto - Bologna, 1851. Anna Morisi detta Nina è una vera calamita per gli uomini: complici un corpo giovane e sodo e una gran voglia di svagarsi, la ragazza si trastulla ora con questo ora con quello, infischiandosene di quelle vipere invidiose in paese che non perdono occasione per mortificarla. Stare a San Giovanni non le piace: ci stanno solo cani, topi, e madri che rubano l’erba alle capre per sfamare i figli; e la Nina è stufa di tutta quella miseria, e dei suoi fratelli che continuano a legnarla ogni volta che la beccano con qualche bifolco nei campi del Castagnolo. Grazie alla raccomandazione della sarta del paese, la Cavanna, Nina riesce a farsi inviare a Bologna come serva presso la famiglia ebrea dei Mortara; ma quando Marianna Mortara apre la porta, e si ritrova davanti una stracciona con le ciabatte logore e i capelli ingarbugliati, ha un attimo di esitazione. La Cavanna l’aveva comunque messa in guardia, dicendole che la Nina era come un animale selvaggio da addomesticare. Dal canto suo la Nina avrebbe dovuto simulare umiltà e rispetto - qualità alle quali non è proprio avvezza - per riuscire ad ingraziarsi Marianna Mortara: la sua sorte sarebbe dipesa tutta da questo, poiché non sarebbe mai tornata indietro in quel buco di paese. I Mortara non sono ricchi, ma la bottega di passamanerie di Momolo (nomignolo di Salomon Davide Sabatino) procura un reddito stabile alla famiglia che conta, oltre alla moglie e al marito, ben sei figli, quattro maschi e due femmine. La permanenza della Nina in casa Mortara mette un po’ a disagio Marianna, che tuttavia non vuole avere pregiudizi sulla ragazza; è una padrona esigente, ma mai arcigna: controlla, dà precise istruzioni, e ogni tanto perde la pazienza. Momolo invece esprime molto più spesso (e senza mezzi termini) della moglie la diffidenza verso la serva, timoroso che la Nina rappresenti un esempio sbagliato per le figlie: confessa addirittura a Marianna che quando è vicino a lei gli vengono i brividi. Marianna sdrammatizza, ma la verità è che suo marito ci vede lungo: col tempo la Nina si dimostra indolente nelle faccende, sboccata nel linguaggio, bugiarda; e ad un certo punto si rivela anche una ladra. Dal portagioie di Marianna sparisce infatti la spilla di rubini ereditata da sua nonna e, in un secondo momento, a volatilizzarsi nel nulla è la collana di coralli di Ernesta, una delle sue figlie. La Nina insiste nel dire che non ne sa niente, ma guidata da un presagio sinistro Marianna mette a soqquadro la camera della serva - tra le lamentele di quest'ultima - trovando finalmente ciò che era sparito; nonostante la Nina si prostri ai piedi della sua padrona, Marianna è irremovibile; sono stati ingannati abbastanza e per lungo tempo, ed è ora che la Nina esca per sempre da quella casa. Scopriranno presto che bugie e furti sono solo una piccola parte del disastro…

Non è la prima volta che Daniele Scalise si occupa della vicenda del piccolo Edgardo Mortara, il bambino ebreo sottratto alla sua famiglia dalla Chiesa Cattolica per la conversione, dopo la somministrazione forzata del battesimo ad opera della serva che lavorava in casa sua: la ragazza aveva addotto come scusa il fatto che il bambino, vittima di un malanno, potesse morire all'improvviso, e che pensava di salvarlo col Sacramento. Già nel 1997 Scalise, nel suo saggio Il caso Mortara, ha trattato ampiamente e con dovizia di particolari l’assurdità di una vicenda che ha visto un bambino di appena sei anni, diventare la pedina di uno spietato gioco di potere. Elaborato consultando gli archivi di mezzo mondo (dalle biblioteche ebraiche di New York agli Archivi Segreti del Vaticano, come racconta l’autore, passando per Bologna, dove sono raccolti molti documenti giudiziari dell’epoca) lo stesso saggio ha ispirato il film Rapito di Marco Bellocchio, presentato nel 2023 al festival di Cannes: pellicola che sembrava dapprima destinata a Steven Spielberg, poi in seguito rifiutata dal regista. Un posto sotto questo cielo, esordio di Scalise col romanzo, vuole essere, dopo ventisei anni, quella versione della vicenda che affianca il sentimento alla mera ricostruzione storica: l’indignazione delle comunità ebraiche di tutto il mondo di fronte al cinismo di Pio IX, che cercò con questo rapimento di aggrapparsi ostinatamente ad un potere che, con l’avvento del risorgimento, si stava inesorabilmente disgregando dopo secoli di supremazia; la compassione della parte buona del clero nei confronti di un bambino sottratto con la forza all’amore della propria famiglia; la determinazione di un padre e di una madre che, dal momento in cui l’Inquisizione ha bussato alla porta di casa, non si sono mai arresi nel tentativo di riprendersi quello che avevano di più caro al mondo. E la confusione di Edgardo, il quale, privato in sostanza delle proprie radici e della propria fede, sviluppa quasi una sorta di Sindrome di Stoccolma nei confronti del suo “carceriere”; e chiaramente segnato a vita da questa esperienza terribile, andrà incontro ad un'evoluzione tragica e inquieta diventando, nonostante tutto, un sacerdote. Molti altri bambini ebrei hanno condiviso, all'epoca, la stessa sorte del piccolo Mortara (ma non avevano evidentemente genitori così perseveranti come quelli di Edgardo, capaci di tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica), segregati nella Casa dei Catecumeni a Roma e vittime di una decisione politica piuttosto che teologica: i battesimi segreti o forzati dei bambini ebrei al di fuori del consenso dei genitori, erano infatti considerati nulli, come sancito nel 1553 da papa Giulio III, predecessore di Pio IX. Va da sé che il battesimo somministrato a Edgardo da Anna Morisi - all'insaputa dei Mortara e utilizzando l'acqua del secchio - non ha mai avuto nessun valore. Inutile anche dire quanta indignazione abbia provocato la notizia della beatificazione di Pio IX voluta da Papa Wojtyla nel settembre del 2000: l'ennesimo atto di incoerenza da parte della Chiesa, la quale, pur affermando di voler fare ammenda per gli errori del passato, eleva nel contempo addirittura alla santità un uomo che non si è fatto scrupoli nel calpestare i diritti umani provocando enormi sofferenze.