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Un respiro nell’acqua

Quando Nikki, l’appuntamento delle tre di Kate Wolfe, si affaccia alla porta del suo studio, la giovane psichiatra infantile non può fare a meno di notare l’abbigliamento della ragazza: calze scozzesi al ginocchio e zatteroni ai piedi, una minigonna striminzita ed una maglietta azzurra. L’abbigliamento tipico di chi non vuole passare inosservato. Nikki ha quindici anni e soffre di disturbo bipolare. Kate - trentadue anni, laurea, dottorato, internato e specializzazione alle spalle, che da un anno riceve anche privatamente nel suo studio giovanissimi in difficoltà - la segue da sette mesi ed ha riscontrato che la ragazzina non si sente affatto amata e pensa che gli altri ridano di lei. Il fatto che una giovane tanto sveglia abbia una bassissima autostima è davvero desolante, pensa amaramente la dottoressa Wolfe. Kate sta spiegando a Nikki che per le prossime due settimane, se le occorre aiuto, dovrà rivolgersi al dottor Lippencott, che la sostituirà per permetterle di andare in ferie, ma potrà telefonarle in qualunque momento, se avesse l’esigenza di sentire la sua voce. Nikki appare un po’ ansiosa ed inquieta, teme l’abbandono, ma Kate è molto brava con le parole e riesce ad infonderle coraggio. Le promette che percorreranno insieme il lungo cammino verso la guarigione e cerca in tutti i modi di rasserenarla. Più tardi, Kate e James Hill - il fidanzato psichiatra che lavora nello stesso ospedale di Kate, ma si occupa di adulti con disagi mentali molto gravi - sono davanti ad una bella pizza fumante, nel loro locale preferito, il Duke’s. È il compleanno di Kate e James, dopo averla invitata a chiudere gli occhi, le porge una scatolina per anelli. La giovane si copre il viso, imbarazzata, ma James la rassicura: si tratta di un sottile anello d’argento, con un’ametista, che non vuole avere alcun significato particolare. Kate è una persona che ha difficoltà a fidarsi. Lei e la sorella Savannah hanno perso la madre da bambine e il padre, medico di famiglia vecchio stampo, è sempre stato un soggetto anaffettivo. Quando poi, sei anni dopo la morte della madre, la sorellina è sparita ed è stata ritrovata cadavere, in circostanze tragiche, il padre è definitivamente scomparso, dal punto di vista emotivo, e Kate si è ritrovata sola, in preda a dubbi ed ansie. Le sue vicende familiari sono la ragione per cui ha scelto di dedicarsi alla psichiatria, e sono anche il motivo per cui, pur essendo innamorata di James, l’idea di diventare sua moglie la spaventa…

Impossibile abbassare la guardia durante la lettura del thriller di Alice Blanchard, la cui penna si rivela estremamente abile nel fuorviare ed ingannare il lettore a più riprese. Partendo da un contesto iniziale piuttosto pacato, l’autrice riesce infatti sapientemente a condurre la vicenda verso sentieri drammatici e piuttosto oscuri. Protagonista è la psichiatra infantile Kate Wolfe, con un passato doloroso alle spalle, segnato dall’uccisione della sorella minore - di cui Kate si sente in parte responsabile - e dal suicido della madre, donna estremamente fragile e complessa. E il suicidio pare una costante nella vita della psichiatra, dal momento che anche una sua giovane paziente si toglie la vita subito dopo essere stata ad una seduta presso il suo studio. Quando poi deve occuparsi di Maddie - adolescente con un disturbo bipolare della personalità che assomiglia in maniera impressionante alla sorella scomparsa, e che si rivelerà parente del presunto omicida proprio della piccola Savannah - Kate appare confusa, anche perché viene contattata da un poliziotto in pensione, che all’epoca aveva indagato sul caso della sorella minore, convinto che dietro la morte di Savannah ci sia un serial killer, ancora in libertà. L’uomo che si trova dietro le sbarre, quindi, in attesa dell’iniezione letale, potrebbe non essere un assassino. Il caso di Savannah, nonostante siano trascorsi sedici anni, è ancora una ferita aperta e sanguinante per Kate, che si ritrova quindi coinvolta in un gioco di specchi in cui trovare la verità è estremamente complicato e dove si ha motivo di sospettare di ciascuna persona, che potrebbe nascondere dietro una facciata di perbenismo la vera anima da serial killer. Ecco allora che si finisce per mettere in discussione ogni personaggio della storia, a partire dalla stessa Kate, cercando di far luce, una volta per tutte, su quanto veramente accaduto. La trama del romanzo non è originalissima ed il lettore più smaliziato potrebbe sicuramente azzardare ipotesi circa il nome dell’assassino, ma più volte nel corso della vicenda potrebbe essere altresì tentato di cambiare la sua scelta. Per cui il finale della storia è tutt’altro che prevedibile. C’è da sottolineare infine che, se da un lato la scelta dell’autrice di aggiungere elementi di disturbo nella storia finisce per portarla di tanto in tanto fuori dal seminato, dall’altro il romanzo è carico di colpi di scena e di situazioni ad alta tensione, assolutamente apprezzabili.