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Un ritornello non fa primavera

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Perpignan. Venerdì Santo. La processione del Sanch si mette in marcia. Con la caparutxa- il caratteristico cappuccio con la punta a cono che nasconde il volto- a proteggerlo dalla folla, Christian avanza scalzo sull’asfalto. Nonostante si senta sfinito, trova conforto nella penitenza. Da bambino, ha sempre partecipato alla processione del Venerdì Santo. Poi, durante l’adolescenza, ha smesso. Ha ricominciato solo molto più avanti e, dopo i cinque anni di prova previsti, è stato finalmente ammesso a far parte dell’Arciconfraternita. Christian chiude gli occhi un attimo e un’asperità del suolo gli strappa una smorfia di dolore che, a causa del cappuccio, nessuno può scorgere. Il giorno precedente si è bruciacchiato la pianta del piede per rendere la pelle ancora più sensibile. Penitenza, per lui, non è una parola pronunciata a caso. Intanto, il tenente Sebag e il collega Molina arrivano in rue Fontaine Froide, dove tra poco transiterà il corteo. È difficile mettere in sicurezza una processione fatta da oltre settecento persone che si muovono in una lunga fila, come un enorme serpente. Quando i primi penitenti si fermano davanti alla fontana medievale che fronteggia la cattedrale, Sebag osserva i piedi di chi gli passa davanti, unica parte del corpo che la lunga veste dei penitenti lascia intravedere. Alcuni indossano espadrilles, altri calzature più sobrie e qualcuno è scalzo. La processione rallenta e, mentre alcuni petardi spezzano il silenzio e seminano panico e confusione, difficile da arginare, Sebag sente vibrare il cellulare nella tasca dei pantaloni, ma decide di non rispondere. Quando, dopo un po’ di sforzi, la calma pare ripristinata, il cellulare di Sebag riprende a vibrare. Il tenente legge il nome sul display - si tratta del grande capo - e ritiene che, questa volta, sia il caso di rispondere. È appena stata segnalata una rapina in una gioielleria di boulevard Clemenceau. Sebag e Molina devono recarsi sul posto per effettuare i controlli del caso. Ancora non sanno che, dopo il parapiglia causato dai petardi, il corpo di Christian è rimasto a terra, in una pozza di sangue. È stato pugnalato a morte…

Quarto episodio delle indagini di Gilles Sebag, personaggio frutto della penna e della fantasia di Philippe Georget, giornalista e scrittore francese, nonché appassionato viaggiatore. Il tenente Sebag, nato nella periferia parigina e da dieci anni emigrato in Occitania, assiste con rinnovato stupore alla processione del Sanch, cerimonia che ha luogo il Venerdì Santo per le strade di Perpignan e ammanta la zona di quell’aura di spiritualità che per il tenente è assolutamente ricca di fascino. La magia della manifestazione viene ben presto rotta da un duplice crimine: un omicidio e una rapina, avvenuti quasi in contemporanea, mettono a dura prova le capacità investigative di Sebag, che deve districarsi tra le maglie contorte di un’indagine in cui nulla è come sembra e alla cui soluzione il professionista arriverà dopo una serie di mosse e contromosse magistralmente messe a segno. Sebag è un personaggio molto interessante, di cui l’autore mostra al lettore i pensieri più profondi e il processo di pensiero utilizzato per arrivare alla soluzione del caso, tratteggiandone inoltre il lato ironico e più leggero del carattere. L’autore pone approfondita attenzione ai particolari, anche a quelli apparentemente di poco conto. E se ne serve per omaggiare le tradizioni culturali catalane, per raccontare il tema dell’omofobia e della diversità, per sottolineare l’importanza della lettura e il suo personale amore per i libri. Il romanzo, attraverso i più classici strumenti del giallo - la raccolta di indizi, il pensiero deduttivo, l’accurata descrizione delle metodologie d’indagine - mostra, in tutta la sua umana tragicità, quanto il limite tra ciò che è vero e ciò che lo sembra sia sottile e facilmente valicabile, soprattutto se inserito nel contesto di un mondo che muta a grande velocità e nel quale anche le più radicate tradizioni popolari sembrano vacillare. Una scrittura accurata e meticolosa, in cui ogni personaggio - incluse le comparse - è delineato con precisione; una lettura piacevole della quale si assapora anche la lentezza; una storia raffinata che cattura il lettore e lo accompagna, tra le viuzze di una realtà in cui l’omertà e il silenzio la fanno da padroni, fino alla scoperta di una verità per nulla scontata.