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Un romanzetto lumpen

Un romanzetto lumpen

Tutto è cominciato quando Bianca è rimasta sola assieme a suo fratello: dalla sera alla mattina si sono ritrovati soli nell’appartamento di famiglia, a Roma. I loro genitori sono morti su una strada dalle parti di Napoli, sulla Fiat gialla che sembrava nuova. E da quando è accaduta questa disgrazia, Bianca è immersa nella luce. Anche di notte ci vede come se fosse giorno. Non sa se questo sia un fatto psicologico o soprannaturale, ma non le importa. Le importa invece del fatto che ora devono badare a loro stessi. Non hanno altri parenti, dopotutto, e l’unica zia l’hanno vista il giorno del funerale e poi mai più. Bianca ha iniziato quindi a lavorare da una parrucchiera: esce la mattina presto. Il fratello invece fa le pulizie in una palestra. E proprio lui, una sera, si riporta a casa due amici più grandi: un bolognese e un libico. Sembrano bravi ragazzi, questi, e sono educati, mantengono in ordine e puliscono, ma non paiono intenzionati ad andarsene. Trascorrono ore e ore sul divano del salotto, a guardare quiz televisivi, e inoltre, a dire il vero, hanno un piano per diventare ricchi: infilarsi in casa di “Maciste”, un ex attore ormai cieco, per trovare la sua cassaforte colma di denaro...

Bolaño è Bolaño, e ho già detto tutto. Anche in un romanzo così breve, che sembra voler attestare la propria piccolezza sin dal titolo (“lumpen” significa all’incirca canaglia), l’autore cileno dimostra tutto il proprio talento. Lo stile è secco, limpido, decisamente semplice, non vi è spazio per complessità linguistiche o per eccessi barocchi, eppure tutto è al contempo curatissimo. Ogni frase è un colpo accurato al cuore del lettore, e molte chiusure di capitoli lasciano un senso di malinconia maestosa: quello che solo i grandi scrittori sanno trasmettere. Inoltre, come ogni buon libro dovrebbe sempre fare, non vi è spazio alcuno per i giudizi morali: Bianca infatti poi si prostituisce, il fratello e i suoi due amici ne approfittano spudoratamente (in senso economico, e anche in senso fisico, nel caso del bolognese e del libico), e poi Maciste, l’ex attore un tempo famosissimo, paga tranquillamente quella che è poco più di una ragazzina per i propri piaceri; eppure, nonostante tutti i personaggi siano immersi in questo mondo povero e gretto, tutti al contempo sono anche profondamente umani. Verso ognuno dei protagonisti si prova quindi un misto di compatimento, di disprezzo e di empatia che lascia infine un’amarezza dolcissima: quella della grande letteratura.