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Un sogno americano

Un sogno americano

Stephen Rojack ha conosciuto la ragazza che sarebbe divenuta sua moglie nel 1946. Non era una ragazza qualsiasi, Deborah Kelly. Famiglia potente e ricchissima, “avrebbe accolto con indifferenza un diamante grosso come il Ritz”. Non accolse con indifferenza Stephen, in compenso: la prima sera trascorrono “novanta frenetici minuti sul sedile posteriore dell’auto di lui, parcheggiata dietro un camion con rimorchio su una strada deserta di Alexandria, in Virginia”. L’epilogo glorioso di un’uscita a quattro con un’altra ragazza e Jack Kennedy. Esatto, proprio quel Kennedy. Jack e Stephen sono entrambi giovani eroi di guerra appena eletti al Congresso per il Partito Democratico, entrambi potenzialmente destinati a un futuro brillante. Ma per Stephen le cose non vanno esattamente così, a partire dal rapporto con Deborah. La mattina dopo lei lo pianta, deve aver sentito “il serpente che fruscia nel suo cuore”, al telefono gli dice che è perfido, perfido e terribile e se ne torna a Londra, dove sta studiando. Sette anni dopo Stephen e Deborah si reincontrano a Parigi, e si sposano dopo una settimana. Dopo un lungo periodo di alti e bassi, lui è professore di Psicologia all’Università di New York e conduce un programma televisivo di un certo successo. Ma una angoscia profonda lo divora dal di dentro: lui e sua moglie si sono ripetutamente traditi (confessandosi tutto per far soffrire l’altro), vanno a letto insieme cinque volte l’anno da otto anni e ogni tanto lui pensa al suicidio. Lui è uno stronzo, lei una carogna. In questo periodo sono separati, ma almeno una volta a settimana non possono fare a meno di vedersi, anche soltanto per litigare. Questa sera è una di quelle: Stephen le telefona, lei lo invita a casa sua, dove vive con Ruta, cameriera berlinese con la quale lui flirta da mesi. Deborah è a letto, e comincia a insultarlo appena lo vede. Poi si dicono parole amorevoli, poi lui le fa notare che è grassa e puzza. Al che lei gli racconta con dovizia di particolari il rapporto che ha con il suo nuovo amante. Lui per tutta risposta si spertica in lodi per l’abilità nella fellatio di alcune sue giovani frequentazioni. Lei si imbestialisce e afferma che in realtà sta facendo molta pratica con diversi suoi amici, ultimamente. Lui le molla uno schiaffo. Lei gli dà una testata nello stomaco e una ginocchiata all’inguine. Lui perde la testa, le serra la gola con il braccio e la uccide. Poi si addormenta accanto al corpo di Deborah. Al suo risveglio, scende al piano di sotto, nell’alloggio della cameriera tedesca e la sodomizza con ardore. Dorme ancora un po’, poi risale, pulisce il cadavere che nel frattempo ha rilasciato feci e urina e decide di gettarlo dalla finestra per simulare un suicidio. Le cose però non sono così semplici…

Datato 1965, questo romanzo è un esempio a suo modo formidabile di come certa letteratura americana dei Sixties sia stata in grado di catturare la turbolenza e le crisi esistenziali dei suoi tempi, lo zeitgeist. Stephen Rojack, decorato durante la Seconda guerra mondiale per un assalto scriteriato e spietato a una postazione tedesca, affronta anche il resto della sua vita allo stesso modo, sentendosi quasi invulnerabile mentre avanza e schiaccia chiunque si pari sul suo cammino, anche chi crede in buona fede di amare. Dopo il noncurante omicidio della moglie, Rojack inanella menzogne, rapacità sessuale, pestaggi, machismo da quattro soldi. La cronaca di Mailer dell’odissea del protagonista nelle regioni più oscure dell’esperienza umana è avvincente e inquietante, resa con un’intensità cruda e viscerale che costringe il lettore a confrontarsi con verità scomode sul potere, la violenza e l’identità. La prosa di Mailer è, come sempre, muscolosa e audace. Il suo uso del linguaggio è al tempo stesso lirico e brutale, e riflette il tumulto interiore di Rojack e lo sfondo caotico della società in cui si svolge la storia. La struttura narrativa, che si muove tra elementi surreali e iperrealistici, rispecchia la disintegrazione della psiche di Rojack e sfuma efficacemente la linea tra realtà e allucinazione. Questa scelta stilistica è a ben pensarci una potente metafora dell’instabilità esistenziale del sogno americano che al libro dà il titolo. Mailer viviseziona il mito del successo, della libertà e della reinvenzione di sé che è alla base della società americana. Il perseguimento di questi ideali spesso porta però al compromesso morale, alla spregiudicatezza e alla desolazione spirituale. Le esperienze di Rojack mettono in luce la vacuità delle aspettative della società e la natura distruttiva dell’ambizione sfrenata. È un uomo che suscita nel lettore sia empatia che repulsione. Un sogno americano infatti non è privo di elementi controversi. Il contenuto esplicito del romanzo e la sua rappresentazione della violenza, del razzismo e della misoginia hanno suscitato sin da subito un aspro dibattito e disturbano molto il lettore di oggi. Mentre alcuni critici hanno sostenuto che questi aspetti sono necessari alla plausibilità del romanzo, altri sostengono che finiscono per mettere in ombra i suoi meriti letterari. C’è chi dice che ci sia dell’autobiografico nella trama, dato che lo stesso Mailer qualche anno prima di scrivere Un sogno americano durante un party in cui aveva alzato molto il gomito aveva accoltellato la seconda moglie Adele, quasi uccidendola: se l’era cavata solo perché la donna non aveva sporto denuncia. La vicenda però non ebbe conseguenze negative né sulla sua carriera di scrittore e sceneggiatore né sul peso che Mailer aveva nell’ambiente letterario liberal. Se il tentato omicidio della moglie passò in cavalleria, non altrettanto successe al libro di cui stiamo parlando. L’influente critico letterario Stanley Edgar Hyman lo giudicò “un romanzo terribile, e pretenzioso, la cui oscenità è davvero indescrivibile”. Noi siamo decisamente meno tranchant, ne riconosciamo le qualità ma non possiamo fingere di non vederne le ombre.