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Un sorso di arsenico

Un sorso di arsenico
Giulia Tofana è una meretrice. Nata nei bassifondi della Palermo del XVII secolo, ha dovuto sin da subito fare i conti con la fame. Figlia di uno sconosciuto - sua madre faceva il suo stesso mestiere - è cresciuta ai margini della società insieme alla sorella di latte Girolama, anch’essa meretrice. Giulia e Girolama sono due sorelle molto devote, ma nonostante questo Giulia non prova alcun rimorso nel preparare pozioni velenose a base di arsenico che vende alle donne che vogliono sbarazzarsi del marito o di uno scomodo amante. Le sue pozioni hanno la peculiarità di agire con lentezza se somministrate a piccole dosi, tanto da far sembrare le morti del tutto naturali. Tra i suoi clienti c'è un sacerdote che si innamora di lei e come lei è ambizioso, desideroso di far carriera, di elevarsi: un religioso dotto, preparato, che ambisce ad arrivare nelle alte sfere delle gerarchie ecclesiastiche - ma che vuole al suo fianco Giulia. Disgraziatamente per lui però un giorno Giulia incontra l’uomo della sua vita, Manfredi, un barone normanno ricco e perdutamente innamorato di lei, un uomo al quale non può svelare le sue origini. Che però rimarranno segrete solo per poco tempo: il destino infatti pioverà sulle loro vite…
Questo romanzo propone un bello spaccato dell’Italia dell’epoca dei viceré spagnoli in Sicilia, un affresco veritiero dello Stato Pontificio sotto Urbano VIII, la fotografia di un paese dilaniato dalla peste, dal clientelismo, dall’oppressione dei potenti su un popolo sempre più affamato e affamato dalle gabelle, un popolo tenuto buono con feste, tornei e giostre. Un libro divertente, ben scritto, accurato nei dialoghi e nelle scelte lessicali che ricalcano fedelmente il modo di parlare e di pensare della gente dell’epoca. Intrighi, corruzione, Santa Inquisizione, vendette sono i protagonisti indiscussi di un romanzo che scorre, incuriosisce, diverte. E non delude nel finale.