Salta al contenuto principale

Un tè al Ritz

Un tè al Ritz
L’Hotel Ritz di Londra è un luogo senza tempo. Una luce morbida che filtra dalle vetrate illumina in modo omogeneo le sale e, sotto lo sguardo silenzioso delle ninfe della belle époque, ogni giorno alle cinque le persone prendono un tè. Il rito del tè: uno degli ultimi retaggi dell’Inghilterra edoardiana, una consuetudine che ancora oggi si ripete come secoli fa. Il palco per questo appuntamento pomeridiano è il Palm Court, un luogo dove non ci sono orologi, dove il rumore del traffico è lontano e la fretta lasciata oltre le porte a vetro. Non sono ammessi i jeans né le scarpe da ginnastica, in questo luogo dove le tante miscele di tè sono servite in eleganti porcellane bianche e blu. Si comincia assaggiando tramezzini ripieni con una delle cinque-sei farciture classiche, per poi passare agli scones, ovvero tortine piatte lievitate da mangiare con panna e marmellata ed infine le torte e i pasticcini, veri e propri must del menu...
Leggendo questo piccolo libro si impara la storia del tè come bevanda, si va ritroso nel tempo quando Anna, duchessa di Belford, stanca della debolezza che l’assaliva nel pomeriggio, iniziò a farsi portare una tazza di tè e del pane imburrato, si viaggia tra le tante miscele diverse e i loro aromi ed impariamo, grazie a ricette dettagliatissime, come preparare le i famosi tramezzini e i tanti piatti salati che sempre devono precedere il tè. Prendiamo confidenza con potted shrimps, scotch woodcock, english rabbit, e impariamo a conoscere i dolci tanto da essere in grado di cucinare una madeira cake, una coconut cake, una seed cake oppure una marble cake. Helen Simpson, giornalista e autrice di alcune raccolte di racconti, ha messo insieme in questo piccolo volume ricette e aneddoti su César Ritz, sulla sua leggendaria tearoom decantata e resa immortale dalle parole di Wilde e Dickens. Impreziosito da illustrazioni in stile vittoriano, il volume ha il pregio di dare uno spaccato di un tempo che non c’è più ma permane come sospeso nella memoria, nella storia. Se abbia senso o meno un’operazione del genere sarebbe giusto chiederlo ai nostalgici o agli amanti del tè. Noi ci limitiamo a registrarne il fascino.