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Un tè a Chaverton House

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Da un mese Angelica punta la sveglia alle tre e mezzo per recarsi al lavoro in un posto in cui la sua laurea in lingue e letterature straniere non è molto utile: il “Panificio Pastrini dal 1070”, un vecchio e angusto negozio affacciato su una strada secondaria di Milano e frequentato dalle badanti degli anziani del quartiere, ma scartato da tutti gli altri in favore di supermercati e panetterie più accattivanti. Angelica sta attraversando uno di quei momenti in cui si necessita un cambiamento. La rottura con Davide che sei mesi dopo brucia ancora e l’aggressione subìta a scuola da un alunno bullo hanno sicuramente il loro peso, così abbandona il suo posto di supplente di inglese e trasforma il suo hobby in un lavoro, dedicandosi a una professione artigianale in cui ha talento, senza però aver messo in conto quanto possa essere difficile e faticoso. Ma del resto Angelica ha un talento infallibile per i lievitati, è stato il dono della terza fata alla sua nascita, peraltro criticato dalle altre due che avevano scelto buonumore e docilità di temperamento e volevano affiancarvi la bellezza, ritenendola più utile. Ma i doni non si possono ritrattare, così bellezza e determinazione quel giorno furono donati ad altri bambini…

Scritto durante il lockdown, inviando via mail ogni capitolo a un gruppo di lettura creato ad hoc, Un tè a Chaverton House è stato concepito per evadere da reclusione e mancanza di libertà che, per fortuna, le nostre generazioni non avevano mai dovuto affrontare. La stessa Alessia Gazzola lo scrive in una nota: le storie uniscono, consolano e creano legami e, qualche volta “salvano dai brutti pensieri”. Angelica è un altro personaggio femminile adorabile: imperfetta, insicura, indecisa, perseguitata dal senso di inadeguatezza e sottoposta al continuo confronto con chi ha sempre qualcosa in più, con sogni controcorrente rispetto alle aspettative altrui… Insomma, il filone è simile agli altri, ma non per questo è banale: i lettori affezionati sapranno amare anche questo dolcissimo personaggio. Anche in questa vicenda non mancano riferimenti a fatti del passato, inseguiti e rincorsi: ai personaggi della Gazzola piace rovistare nelle vecchie storie, portare alla luce fatti sepolti e dimenticati, dare voce a segreti perduti. Una storia contemporanea e accattivante, ma ambientata in un luogo sospeso nel tempo e nello spazio, quasi un ritratto in seppia. I sentimenti sono ben descritti, l’autrice ci sa fare: rimpianti, amore, nostalgia, rimorsi, speranza, amarezza, tristezza, dedizione… Un romanzo malinconico, ma leggero e scorrevole, pieno di buoni sentimenti, che racconta l’importanza di saper aspettare e scegliere, chiedere scusa, guardarsi dentro e accettare i cambiamenti – difficili quanto necessari – voltare pagina e lasciarsi il passato alle spalle, soprattutto quando fa soffrire. “Portiamo tutti sulle spalle il nostro carico di cose andate storte, di sogni che avevamo coltivato con cura ma che qualcuno ha infranto”.