Martedì hanno trovato i quattro corpi. Esattamente tre giorni dopo che l’intera famiglia Pine aveva preso il volo di ritorno e sei dall’ultimo post pubblicato sui social per dire che erano arrivati in Messico. È stato il gestore del residence dove abitavano a chiamare la polizia. La donna delle pulizie che ha scoperto i cadaveri giaceva in lacrime in un angolo. C’era un fetore nauseabondo all’interno ma totale assenza di sangue. La madre giaceva sul divano, la figlia in camera sua stesa sul suo letto col cellulare ancora tra le mani, il fratellino rannicchiato sotto le coperte abbracciato al suo peluche. La scientifica era intenta a controllare la cucina a gas e lo scaldabagno. All’esterno sotto il patio le uniche tracce di sangue e il padre, o almeno quel che ne restava. Matt Pine dopo una notte di bagordi con i suoi amici della New York University è in attesa di rientrare al dormitorio quando viene convocato d’urgenza dal coordinatore della residenza studentesca che gli dice che c’è l’FBI ad attenderlo dentro. Matt si fionda di corsa all’interno ed è la donna che guida la squadra dell’FBI, Sarah Keller, a comunicargli la terribile notizia della sua famiglia sterminata, cercando di avere da lui - pur nel rispetto del dramma immenso che il ragazzo sta vivendo - qualche prima informazione anche sulla storia di suo fratello maggiore Danny, che pochi mesi prima è stato al centro di un caso mediatico clamoroso, proprio dopo la sua condanna all’ergastolo per aver assassinato la sua ragazza, caso che aveva portato alla realizzazione di un documentario che in breve era diventato virale dove si sosteneva però la sua totale innocenza...

Una famiglia già abbondantemente sotto i riflettori per la condanna all’ergastolo che il figlio maggiore Danny ha subito (a detta della sua famiglia e di un documentario ingiustamente) viene sterminata apparentemente da una fuga di gas durante un loro soggiorno in Messico. Unici superstiti i due fratelli Danny, in carcere per l’appunto e Matt uno studente universitario che non solo dovrà portare sulle spalle il peso enorme di tutta l’oscura faccenda, ma dovrà provare a sbrogliare la matassa intricata di strane coincidenze che quella tragedia familiare si porta dietro. Eh sì, perché sono troppi i particolari che non tornano, le stranezze, i dubbi, le anomalie del caso alle quali proprio Matt dovrà provare a dare un senso, mettendo però a rischio la sua stessa esistenza, visto che più affonda le mani e scava per scoprire la verità più sembra stringersi un cappio anche attorno al suo collo. Con grande senso del ritmo e una struttura che segue i vari personaggi in presa diretta, alternandone i vari punti di vista, Alex Finlay (al secolo Anthony Franze, procuratore statunitense) ha creato un ottimo thriller, ben strutturato e solido che appassiona e incuriosisce senza perdere mai di interesse. Scritto in modo molto cinematografico sarebbe perfetto infatti come trasposizione in pellicola o come serie tv – cosa peraltro che sembra probabile, visto che è già stato opzionato allo scopo. Ottima anche la soundtrack di tutta l’intricata vicenda