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Un uomo ordinario

Un uomo ordinario

Da quando sua madre è morta e lui ha iniziato a lavorare alla Duane International Bank, le giornate di Lino Marini seguono un copione sempre identico. La sveglia suona alle 6 del mattino, lui si alza, beve il suo caffè americano, prende le vitamine, poi mette un abito di colore blu, come da precise linee guida aziendali, ed esce di casa. Il pianerottolo è infestato dalla puzza della spazzatura che Martina Clerici, la sua vicina di casa, lascia marcire sull’angolo delle scale anche per diversi giorni. Lino la odia, Martina. Se potesse, le piacerebbe distruggerle la porta con una mazza da baseball e vandalizzare tutto il suo appartamento, ma non ha il coraggio di farlo. Una volta ha anche timidamente provato a protestare, scrivendo una lettera anonima all’amministratore del condominio. In risposta, si è trovato un grande pene aerografato sulla porta di casa, che lui ha subito cancellato, solo per ritrovarsene il giorno dopo uno ancora più grande, che ormai è diventato indelebile. Così, se non vuole morire per la puzza, non gli resta altro da fare che prendere lui stesso quella spazzatura e buttarla nel bidone. Poi sale sulla sua Punto bianca, la macchina che apparteneva a sua madre. Sul cruscotto c’è ancora la foto della donna, che sembra guardarlo con una espressione severa e contrariata. Arrivato al grattacielo della Duane Bank, Lino lascia la vettura al numero 49 dell’ampio parcheggio all’aperto e poi entra senza guardare in faccia nessuno, cercando di arrivare il più in fretta possibile alla sua postazione, al piano meno due. Anche se i suoi colleghi ridono di questo atteggiamento bizzarro, a Lino non importa. Lui non vuole stabilire un contatto umano con gli altri. A lui basta la compagnia dei numeri, degli algoritmi e delle equazioni che compongono i modelli economici che deve utilizzare in qualità di analista finanziario, per controllare i fattori di esposizione al rischio. Abituato a questa monotona regolarità, Lino viene colto del tutto alla sprovvista quando un giorno il telefono, che lui non usa mai sul lavoro, comincia a squillare: la sua presenza è richiesta con urgenza a una riunione importante presieduta dall’Amministratore Delegato Ridolfi, che Lino non ha mai incontrato di persona ma di cui ha sempre ammirato la coerenza e la parlantina brillante...

In questo Un uomo ordinario Tommaso Agnese, giunto al terzo romanzo dopo l’esordio con Diario erotico di un cybernauta e il successivo Apocalisse di un cybernauta, costruisce un thriller di agevole lettura attorno al tema classico dell’innocente che viene incastrato e che si trova suo malgrado coinvolto in un gioco molto più grande di lui. Il romanzo ha un ritmo molto serrato e coinvolge il lettore in una trama ricca di colpi di scena, che porterà il protagonista a fare i conti con due mondi apparentemente distanti tra loro, ma in effetti connessi. Da un lato abbiamo l’alta finanza delle banche d’affari milanesi, con le loro complesse manovre che spostano miliardi con estrema facilità, dall’altro il sottobosco della criminalità organizzata, che usa la tecnologia per cercare di intrufolarsi nelle pieghe del sistema e riuscire così a piazzare i propri colpi. Preso in mezzo tra queste due realtà, entrambe contrassegnate dal disprezzo per la vita umana e dalla ricerca esclusiva dei soldi, Lino si troverà costretto ad abbandonare in tutta fretta i panni del grigio impiegato un po’ impacciato, se vuole avere qualche possibilità di sopravvivere. Per fortuna lungo il cammino troverà un aiuto inaspettato, che gli permetterà anche di entrare in qualche modo in contatto con il mondo femminile, un universo che per lui è sempre rimasto di fatto sconosciuto. Nel raccontare il percorso di maturazione di Lino, Tommaso Agnese si affida a una scrittura che potremmo definire cinematografica, poco incline a soffermarsi sulle descrizioni ambientali e sulle sfumature psicologiche e più attenta a costruire una veloce concatenazione tra le diverse sequenze di azione. Del resto, questo Un uomo ordinario era stato inizialmente concepito come concept per una serie tv e la versione su carta in effetti tradisce i segni di questa origine, consegnandoci in ogni caso un libro che si lascia leggere con piacere ed è in grado di fornire al lettore un paio d’ore di puro intrattenimento.