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Un villaggio scomparso

Un villaggio scomparso

Da due anni e mezzo ormai Black Gale è diventato un minuscolo villaggio fantasma del West Yorkshire; la sua intera comunità, appena otto coppie residenti, è svanita nel nulla la notte di Halloween senza lasciare alcuna traccia. Le tre villette - disposte a semicerchio vicinissime tra loro - e la fattoria sono immacolate, e ordinate in modo impeccabile; le auto ancora parcheggiate nel vialetto, gli armadi intatti. Gli elettrodomestici spenti. Le coppie avevano instaurato tra loro una bella amicizia: uscivano sempre in gruppo a cena o al pub, e si ritrovavano spesso per brindare a qualche festività. David Raker arriva a Black Gale seguendo la Range Rover di Ross Perry; Ross è un giovanotto elegante e brillante, uno degli scapoli più ambiti della zona, ed è il figlio di Patrick e Francesca, una delle coppie scomparse. La vista della casa vuota gli provoca le lacrime agli occhi, sebbene tenti di nasconderlo, ma Raker capisce bene per esperienza come sia impossibile rassegnarsi all’illusione che prima o dopo la persona cara possa riapparire dal nulla. Ross racconta che quell’1 novembre di due anni e mezzo prima, e anche tutto il giorno appresso, aveva cercato invano di chiamare sua madre a casa. Poi si era preoccupato, e, nonostante i cento chilometri che lo separavano dalla casa dei suoi, si era precipitato a Blak Gale: aveva subito intuito che qualcosa non quadrava. C’era troppo silenzio intorno. Di solito trovava Emiline Wilson fuori casa a prendersi cura del suo giardino, e anche Chris Gibbs era sempre nel cortile della fattoria che riparava attrezzi o lavorava sul trattore. La polizia aveva cercato le coppie ovunque, anche con l’aiuto dei cani e di un elicottero dotato di telecamera, ma non era approdata a nulla. Alcune foto erano state estratte dal cloud del cellulare di Gibbs: ritraevano i Perry e gli altri che si divertivano, in quella notte maledetta; indossavano delle maschere da zombie, e questo aveva solleticato parecchio la fantasia dell’opinione pubblica - e anche di Ross a dire la verità, che aveva sempre visto in quelle maschere una sorta di segno premonitore. I cronisti, poi, avevano usato titoli emblematici a riguardo, coronando la foto della fattoria silenziosa con titoli come “Casa fantasma” e “Il caso che sembra uscito da un episodio di Ai confini della realtà”. Ma una volta passato il clamore iniziale, ora nessuno si ricorda degli scomparsi; nessuno li cerca più. La tenacia e l’esperienza di Raker possono fare la differenza: in quel momento non avrebbe certo voluto impegolarsi in un caso così complesso, dato che l’ultima volta ci aveva quasi lasciato le penne...

David Raker, l’ex reporter ora specializzato nella ricerca di persone scomparse, nato nel 2010 dalla penna dell’autore inglese Tim Weaver, si appresta a risolvere il suo decimo caso con in mano nient’altro che un pugno di mosche. Potrebbe lasciar perdere, riprendere fiato, ma quel lavoro gli è entrato nel sangue; non è possibile rinunciare a un caso, per quanto difficile si presenti. Quel lavoro che lo ha quasi distrutto - per stessa ammissione di Raker - è anche lo stesso che da anni le permette di andare avanti; l’ancora di salvezza che, fin dalla morte di sua moglie, gli ha impedito di non affondare. Molti sono gli interrogativi che gravitano attorno al piccolo villaggio fantasma: i residenti sono spariti volontariamente? O qualcuno li ha portati via? E, se così fosse, per quale motivo? Sembra che tutti andassero d’amore e d’accordo, ma era davvero così? Si sa, l’apparenza a volte inganna. Magari celavano qualche segreto, o qualche attrito. E bisogna tenere conto del fatto che potrebbero non essere più in vita, ormai. Sopralluoghi, interviste, fascicoli, fotografie, ritagli di giornale; l’aiuto del suo amico Healy: ma Raker brancola nel buio, e continuerà a giocare a mosca cieca per un bel pezzo, mentre, dall’altra parte della pagina, chi legge comincia presto ad intuire che il caso di Black Gale affonda le radici nel passato, e in un luogo lontano dall’Inghilterra e dalle sue cupe brughiere. Weaver infatti, comincia a intervallare il presente con il passato, portandoci nella Los Angeles della metà degli anni ’80 (realmente scossa in quel periodo dall’efferatezza del Night Stalker, assassino seriale arrestato dopo una lunga indagine) e facendoci conoscere un altro tenace e appassionato detective, Joline Kader, una madre e una moglie con molti sensi di colpa, e una valida professionista costretta a sgomitare e ad alzare la voce in un ambiente profondamente sessista. Insomma Weaver la prende alla lontana, come si suol dire; l’indagine è intricata e ingegnosa, e lunga quasi 500 pagine, ma la semplicità e la chiarezza della scrittura non lasciano adito a nessuna confusione. Solo in qualche frangente - nonostante la dinamicità della narrazione - si rischia un po' il calo di tensione; o forse, è solo la delusione di incappare nell’ennesimo passo falso, l’impazienza di venire presto a capo di un mistero che riesce ad agganciare il lettore fin dalla sua premessa.