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Un volo per Sara

Un volo per Sara

Andrea Catapano sta guardando il telegiornale della sera. Certo che utilizzare il verbo “guardare” in riferimento a lui, che è completamente cieco, può sembrare fuorviante e scorretto sul piano semantico, ma rende perfettamente l’idea. Andrea ha un problema alla vista, è vero, ma gli altri quattro sensi sono perfettamente sviluppati e ne sa utilizzare ogni caratteristica in maniera così accurata e precisa da riuscire a scorgere dettagli che in genere sfuggono ai più. L’udito, per esempio, può rivelarsi fondamentale in diverse circostanze, proprio come ora. In TV stanno parlando di un velivolo appartenente a una compagnia privata che, una volta regolarmente decollato, non ha mai raggiunto Olbia, la destinazione cui era diretto. Dopo un messaggio, in cui il pilota ha comunicato che i motori si erano fermati, l’aereo è scomparso nel nulla. A bordo del velivolo, e questa è la notizia succosa che ha catturato l’attenzione di Andrea, c’era Pierfelice Ribaudo, imprenditore del divertimento tra i più noti del paese. Il conduttore del telegiornale, che sta raccontando la successione dei fatti in ordine cronologico, passa la linea a una corrispondente dall’aeroporto di Olbia, della quale Andrea apprezza il peculiare accento sardo e la precisione con cui fornisce le informazioni. Poi, la linea torna allo studio e viene trasmessa l’intervista che l’imprenditore ha reso ai piedi della scaletta del velivolo, pochi minuti prima d’imbarcarsi. Andrea si concentra su Ribaudo e sulle sue risposte non banali alle domande banali che gli vengono poste, lamentandosi sulla riduzione dei voli di linea che finiscono per isolare una terra splendida come la Sardegna e per mettere a rischio gli investimenti di imprenditori come lui. All’improvviso Andrea sente qualcosa che lo colpisce come una freccia appuntita. Afferra il telecomando e comincia a schiacciarne i tasti rewind e play, mentre il sangue gli martella le tempie. Ha riconosciuto una voce, quella di una donna che, anche se sono trascorsi trent’anni, gli è rimasta impressa nella memoria. Ancora rewind e play diverse volte, poi la certezza. Non ci sono dubbi: la voce appartiene a Biancaneve. Andrea afferra il telefono e compone due numeri: quello di Teresa Pandolfi e quello di Sara Morozzi, Bionda e Mora...

Una voce riconosciuta sullo sfondo di un’intervista registrata poco prima di una tragedia accende ricordi mai sopiti. Un episodio che rimanda ai complessi anni di Tangentopoli - indagine accantonata a suo tempo dopo una lunga riflessione su quale fosse la pista più importante da seguire - torna prepotentemente alla ribalta e richiama quell’attenzione che, forse ingiustamente, gli era stata negata. Un disastro aereo imprevedibile, avvenuto con un velivolo appena revisionato e pilotato da un veterano esperto e in perfetta salute, potrebbe nascondere una realtà ben diversa rispetto all’apparenza. Ecco gli elementi da cui Maurizio De Giovanni - scrittore partenopeo il cui nome è legato a romanzi di successo e a figure capaci di calamitare l’attenzione del lettore sin dalla loro prima apparizione sulla carta - parte per confezionare un nuovo episodio, che ha per protagonista l’ultimo personaggio frutto della sua penna arguta e della sua fantasia prolifica. Sara Morozzi, la cinquantacinquenne ex agente dei servizi Segreti, minuta e dallo sguardo penetrante, sa rendersi invisibile ma, semplicemente osservando le persone che sono di fronte a lei, riesce a comprendere verità taciute o segreti riposti tra le pieghe più profonde dell’anima, cogliendole attraverso un battito di ciglia o un fremito. In questa nuova avventura Sara, Andrea Catapano, ex collaboratore - quasi completamente cieco - di quell’Unità di intercettazioni e ascolto dei Servizi, e Teresa Pandolfi, la Bionda collega di mille indagini condotte con discrezione maniacale, si danno appuntamento nella veranda di un locale e ricreano, anche se per un tempo limitato, la vecchia squadra, per condividere il fardello di una scoperta che li riporta indietro nel tempo, a vecchie intercettazioni e a segreti mai del tutto svelati. Tornare indietro nel tempo diventa occasione per arrivare al cuore di situazioni misteriose, nascoste dietro porte mai spalancate; significa tornare a una stagione lontana nel tempo ma mai del tutto dimenticata; vuol dire indagare là dove certi diktat impongono di non entrare e scardinare le certezze legate a un gruppo di intoccabili, svelando grovigli di potere davvero pericolosi. Sara come al solito non molla. Nulla la intimorisce e riuscirà a scoperchiare un vaso di Pandora che cela al suo interno fango e melma. La Mora e la Bionda lavoreranno fianco a fianco, mettendosi in gioco in prima persona e pescando nel torbido a loro rischio e pericolo. Un romanzo intenso e avvincente, che rivela una volta in più, se ancora se ne sentisse il bisogno, la penna eclettica, coraggiosa ed arguta di un grande “raccontatore di storie”, come De Giovanni stesso ama definirsi.