Abbazia di Notre Dame de Bleaumont. Una suora sta innaffiando le sue erbe aromatiche quando sente dietro alle sue spalle un saluto. È una giovane visitatrice che, masticando un chewing-gum, chiede di parlare con Suor Madeleine. Stupita ma anche incuriosita, le spiega che è proprio lei la suora che sta cercando e a quel punto la ragazza si presenta dicendo di essere la nipote. Dunque quella ragazza è figlia di suo fratello Serge, la pecora nera della famiglia. La invita a bere una limonata fresca e intanto le chiede il motivo della sua visita. Louise le dice che vorrebbe rimanere nel monastero per qualche tempo e suor Madeleine coglie la visita come un segno. Al monastero sono rimaste solo tre suore e lei con i suoi settantaquattro anni è la più giovane, pertanto non c’è dubbio che una mano in più farebbe proprio comodo. Louise capisce subito che la zia non ha ricevuto la lettera dell’ufficio del Tribunale in cui veniva spiegato il motivo del suo soggiorno. Fatta la conoscenza di Suor Sophie e di suor Lucie e dopo essere stata informata delle regole e degli orari da rispettare per la preghiera e i pasti, la giovane viene accompagnata in una delle stanze libere, dove trova solo un letto con un materasso decisamente duro, una bibbia sul comodino, un tavolo con un portacandela senza candela, un crocifisso alla parete. Niente tv e niente internet. Decide di farsi una doccia ma subito dopo nel convento echeggiano due urli, uno è il suo per l’acqua gelida che ha investito il suo corpo e il secondo di Monsieur Bertin, il factotum del convento, che la vede tutta nuda con tanti tatuaggi. Louise ha però deciso che in quel posto mortale non si tratterrà un minuto di più e infilati i suoi sandali si incammina alla ricerca di un bar con wi-fi. Dopo varie richieste a persone che incontra sulla strada riesce a trovare una pattuglia - a dirla tutta era l’ultima cosa che avrebbe desiderato per via dei suoi problemi con la giustizia francese - e gentilmente i due agenti l’accompagnano al Chez Martin. Finalmente può mandare qualche messaggio soprattutto alla sua assistente sociale per rassicurarla. Tornata in convento prende in mano l’unico libro che ha a disposizione e legge: “In principio Dio creò il cielo e la terra. E la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: Sia la luce! E la luce fu. E Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce giorno e le tenebre notte”. A questo punto Louise Prevost di Grigny annoiata si addormenta. “E fu sera e fu mattina: giorno primo”…

Thomas Montasser ha lavorato come giornalista e docente universitario, e ora è un agente letterario. Sotto lo pseudonimo di Fortunato ha scritto alcuni libri per bambini e ora ci consegna questo romanzo delizioso, a tratti ironico, ricco di buoni sentimenti. I semplici ingredienti di questa storia - tre suore anziane e musiciste, una giovane ribelle, un monastero decadente nel cuore della Francia - raccontano l’amicizia, la musica e la gioia di vivere. Un inno alla comprensione, all’accettazione dell’altro e all’ascolto. I personaggi delicatamente e precisamente delineati offrono al lettore la speranza in un mondo forse un po’troppo edulcorato e lontano dalla realtà ma in cui immergersi per riprendere fiducia nell’umanità. Una favola da leggere tutta d’un fiato che lascia un sorriso sulle labbra, e di questi tempi non è poco.