Laura è sempre stata una bambina tranquilla ma ha compiuto due gesti rivoluzionari, nonostante alla nascita Saturno si fosse congiunto al sole e quindi piazzato sulla sua testa impedendole di essere una Ariete che va liberamente ovunque, che inizia tutto e non finisce niente. Quel pianeta del Capricorno, aggiunto al calvinismo della famiglia paterna, l’ha costretta a essere legalitaria, a concludere sempre tutto e, quel che è peggio, a essere intransigente con se stessa. In buona sostanza una tragedia astrologica. Il primo dei gesti rivoluzionari l’ha compiuto in seconda elementare quando tornando a casa mano nella mano alla domestica appena fuori dalla scuola si è buttata a terra non volendo più rialzarsi. Il padre Walter - prontamente chiamato dalla domestica - l’ha sollevata con la forza e le ha dato un sonoro schiaffone condizionandola per tutta la vita nel rapporto con la disobbedienza. Vari anni dopo era andata via da casa per difendere se stessa dall’ambiente tossico nel quale si trovava a vivere per via della dipendenza da gioco di sua madre portando con sé anche i nonni materni che vivevano con loro per proteggerli. Il nonno Angelo aveva un negozio di scarpe e giocava ai cavalli e la nonna Clelia assumeva sempre domestiche diverse che venivano continuamente licenziate probabilmente per non farle sedurre dal nonno e mandate a casa loro. Una di queste, Bruna, è stata per Laura la sua vera madre, affettuosa e allegra. Dopo la guerra, tornata in una Milano in macerie, non aveva il permesso di scendere in strada a giocare ma quando la madre usciva Bruna le consentiva di farlo e con gli altri bambini si divertiva a giocare a palla prigioniera e palla avvelenata. Avendo sofferto di tonsilliti la mamma la portava al mare ma sceglieva sempre posti dove c’erano i casinò. All’epoca il gioco non era ancora considerata una patologia e solo a posteriori Laura si accorge di non aver mai valutato che la madre fosse malata e di non essersi mai occupata di lei…

Questi sono solo alcuni dei ricordi che Laura Hoesch annota e condivide con i lettori e che riguardano la sua vita dall’infanzia in poi, non limitandosi solo a raccontare ma offrendo lo spunto per indagare gli altri. I temi affrontati nel libro sono complessi ma trattati con leggerezza e autoironia. L’autrice, avvocata civilista laureata negli anni Sessanta e attenta ai temi etici (ha partecipato alla costituzione della Consulta di Bioetica), e anche a quelli che riguardano la famiglia, molestie e pari opportunità, scrive un intenso memoir alle cui pagine consegna la sua vita e le sue lotte per i diritti delle donne sul lavoro e in famiglia mostrando una capacità profonda di guardare dentro se stessa e di leggere il contesto sociale. Per sua stessa ammissione non ha mai scelto di abbracciare la ribellione perché ha sempre lavorato per la libertà e dalle pagine del suo libro, attraverso il racconto di esperienze, decisioni e riflessioni, emerge la figura di una donna interessata a rimanere sempre al fianco di altre donne esplorando la complessità dei rapporti umani.