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Una donna in controluce

Una donna in controluce

È un freddo dicembre e il lago Michigan è completamente ghiacciato. Vicino alla riva c’è una panchina da dove Vivian può contemplare in solitudine una scena talmente perfetta da sembrare una fotografia, proprio come quelle che scattava lei in gioventù e che ormai ha perduto. La sua esistenza non è stata semplice: la sua famiglia non è mai stata davvero unita e il senso di abbandono, insieme alla volontà di rivalsa, hanno creato voragini irreparabili al suo interno. Tutto è iniziato quando la nonna Eugènie partì dalla Francia verso l’America per cercare fortuna abbandonando la figlia con la quale, in seguito, ha cercato in tutti i modi di ricostruire il rapporto. Ma la tragedia familiare continua con Maria, la figlia, che raggiunge l’America con l’intento di diventare ricca per poi cadere rovinosamente nell’infelicità di un matrimonio affrettato, e con Vivian, la sua primogenita: lei vuole distaccarsi dall’esempio della madre e cerca la libertà attraverso la sua inseparabile Rolleiflex. Presa dal turbinio dei pensieri Vivian scivola sul ghiaccio e cade. Poche settimane dopo muore, da sola, nell’anonimato. Solo i ragazzi che sono stati cresciuti da lei quando faceva la tata la ricordano con affetto in un necrologio. Quando John Maloof lo legge ha un sussulto: il nome della donna è lo stesso sul quale sta indagando da quando ha comprato alcuni scatoloni pieni di foto abbandonati in uno scantinato. Sono fotografie troppo belle per essere tenute nascoste e il mondo deve avere la possibilità di ammirarle. Vivian Maier non è più un nome sconosciuto anche se ancora molti dettagli della sua vita devono emergere...

Chi è Vivian Maier? È un’artista, una fotografa, una donna capace di ritrarre la vita di strada, nella sua brutalità e nella sua miseria. Le fotografie che ha scattato nelle strade di New York e Chicago rappresentano l’America degli anni Cinquanta fornendo uno sguardo realistico sulla quotidianità vissuta da quelle persone che hanno inseguito disperatamente il sogno americano senza mai raggiungerlo. In qualche modo attraverso la sua macchina fotografica Vivian dona loro quella dignità perduta, rivendicando per ciascuno un posto nel mondo e nella storia immortalandoli per sempre in quegli scatti eloquenti. Ma le opere di Vivian Maier non avevano alcun scopo, né sociale né politico: questi ritratti non sono mai stati pubblicati dalla donna che ha trascorso tutta la vita nell’anonimato, nell’invisibilità, senza mai sentirsi davvero un’artista. Le migliaia di fotografie sono state casualmente ritrovate in uno scantinato dopo la sua morte e vendute all’asta a John Maloof, un’agente immobiliare, che voleva solo trovare in questo cumulo di scatti il materiale utile per scrivere il suo primo libro su un quartiere di Chicago. Da questo momento ha inizio la storia che porterà man mano alla luce il nome di Vivian Maier, una bambinaia, una donna semplice con alle spalle una storia difficile fatta di assenze, di dolore, di riscatto verso la vita in cerca della libertà. Una donna che amava fotografare se stessa quasi per cercare di non perdersi nella follia quotidiana e che ha poi usato quella stessa macchina fotografica per immortalare la realtà che era sotto i suoi occhi ogni giorno. Una persona senza pretese di grandezza che invece ha lasciato un’impronta artistica indelebile.