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Una donna segnata

Una donna segnata

A Maardam è dicembre e fa freddo. La giornata è cominciata con un soffice nevicata, ma è dall’ora di pranzo che cade una “pioggia battente della peggior specie, gelida e diagonale”. Al cimitero, una giovane donna assiste al funerale di sua madre. La cerimonia è quello che è, gli ombrelli possono far poco con quel diluvio. Un vero disastro, e per giunta lei nemmeno può piangere perché sua madre prima di morire le ha fatto giurare che non sarebbe successo: “Non piangere! (…) Le lacrime non hanno mai aiutato contro nulla, credimi. No, agisci, figlia mia! Fa’ qualcosa di grandioso che io possa applaudire lassù dal mio cielo”. E così lei non piange, anche se lo vorrebbe, anche se ne avrebbe bisogno, anche se è l’unica al funerale a cui importi davvero qualcosa della defunta. Non piange ma pensa: “Puoi fidarti di me. So cosa devo fare. Ti si scalderà il cuore lassù fra gli angeli, vedrai”. Poi all’improvviso è tutto finito. Il prete e l’addetto delle pompe funebri le tendono la mano per salutarla e dopo appena dieci minuti la ragazza è sotto la tettoia bucata della fermata dell’autobus ad aspettare sotto la pioggia, con una gran voglia di un bagno caldo e di un bicchiere di vino rosso. E rimugina. Al funerale era l’unica a provare dolore, ma molto presto saranno altri a provare dolore… A Maardam è arrivato gennaio. L’imprenditore Ryszard Malik, uomo grigio e abitudinario, rincasa in ritardo per colpa di un piccolo tamponamento. La cosa non gli piace per nulla, sarà costretto a rinunciare alla sua consueta oretta di relax in compagnia del giornale e di un bicchiere di whisky prima della cena con la moglie, o almeno a ridimensionarla molto. Tutto pare tramare contro il suo bisogno di tranquillità. Suo figlio Jacob non si fa sentire ormai da quattro settimane. E poi c’è quella seccatura delle telefonate. Malik da qualche tempo ha l’impressione di essere pedinato e riceve telefonate misteriose a ogni ora del giorno: quando lui risponde non si sente nessuno che parla dall’altro capo del filo, solo musica, per la precisione la canzone The rise and fall of Fligel Bunt, sempre quella, chissà perché. Sua moglie è preoccupata e sospetta addirittura che le telefonate moleste e il tamponamento possano essere in qualche modo legati. Le angosce della donna diventano una spaventosa certezza quando – rincasando dopo una serata a teatro con un’amica – trova il marito a terra in un lago di sangue…

Quarto romanzo della serie che vede protagonista il laconico commissario Van Veeteren sullo sfondo della immaginaria città di Maardam, che qualcuno afferma con sicurezza trovarsi nei Paesi Bassi (e proprio in questo libro Håkan Nesser regala al lettore più di un indizio sulla sua effettiva ubicazione). Come spesso accade con i gialli scandinavi e sempre con quelli di Nesser, il ritmo è compassato e si punta più sulla coerenza e profondità del plot che non sui colpi di scena, assai rari, e sull’adrenalina. Lo spunto originale (un serial killer donna che agisce per vendetta e con la quale, a dire il vero, si solidarizza sin da subito) viene sviluppato dal giallista di Kumla con cura dei particolari e direi quasi rispetto, evidenziando uno sguardo dolente e per certi versi indulgente verso la sofferenza umana, le ombre, le angosce. Dal romanzo è stata tratta una puntata della serie televisiva dedicata al commissario Van Veeteren.