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Una donna senza fortuna

Una donna senza fortuna
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1982. Lo scrittore Richard Brautigan racconta sei mesi della sua vita tra viaggi, seminari, passeggiate, rilfessioni, relazioni umane e sentimentali, ricordi, aneddoti curiosi, tensioni familiari, solitudini, insonnia. Dal Montana a Berkeley, dalle Hawaii a San Francisco, da Buffalo al Midwest, dall'Alaska al Canada cercando di sopravvivere a se stessi, di convincere - senza esserne convinti - che si è vivi. Non facile, in un contesto nel quale una amica si è impiccata nella casa che anche Richard continua a frequentare e un'altra sta morendo di cancro. E una ragazza ti chiede di fare sesso con lei ma tu hai l'influenza. E passi il tempo la telefono a descrivere il rogo di un grattacielo a una tua ex che ha la 'fissa' dei grandi incendi. E la tua unica figlia non l'hai sentita né per Natale né per il suo e tuo compleanno...
Amara testimonianza di un declino umano e personale e al tempo stesso allegoria del tramonto di quel fenomeno complesso che con una forzatura va sotto il nome di controcultura e dell'alba dell'edonismo reaganiano degli anni '80, Una donna senza fortuna è un romanzo solo perché in libreria lo mettono nello scaffale della narrativa, non per altro: si tratta piuttosto di un diario ricco di divagazioni, invenzioni, sogni a occhi aperti (la scena del processo subito con l'accusa di sottovalutazione del tempo è memorabile). Nelle parole dello stesso Brautigan, "questo libro è un labirinto incompiuto di mezze domande appicccate a risposte parziali": non si tenta nemmeno di creare dei personaggi, un plot purchessia, uno straccio di tensione narrativa. Persino la donna del titolo - la cui presenza pure aleggia lungo tutto il libro - è una figura abbozzata, trascurata, a malapena accennata: più un pretesto che altro. Ciò che è al centro dell'attenzione è l'umore di Brautigan, il suo accidentato percorso di depressione, la morte: un tema che l'autore ha spesso trattato diffusamente nei suoi precedenti romanzi, editi solo in parte in Italia. Dove sia poi il confine tra il Richard Brautigan vero e la fiction, nessuno lo sa. Né gli si può chiedere, perché lo scrittore si è suicidato nel 1984 e il libro è stato pubblicato postumo (ben dieci anni dopo e non negli Usa ma in Francia, a cura di Marc Chénetier, che aveva ricevuto il manoscritto dall'autore in persona).