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Una giornata cominciata male

Una giornata cominciata male

Non è esattamente un momento propizio per l’imprenditore cinquantasettenne Federico Santini: i guai gli si sono riversati addosso come un fiume in piena. Intanto, quella “stronza maledetta” della sua ex moglie Veronica gli ha scagliato contro un’accusa a dir poco infamante, e cioè quella di aver coinvolto indirettamente la figlia minorenne della sua amante - tale Eleonora, single sempre in tiro, nonché amica di Veronica - nei loro incontri sessuali. La figlia di Eleonora avrebbe infatti confidato a Ginevra - terzogenita di Santini e compagna di classe della presunta vittima - di aver visto Federico e sua madre fare “cose brutte” mentre lui indirizzava a lei dei gesti ammiccanti che la facevano sentire a disagio, come ad esempio mostrare la lingua. Santini è convinto che la sua ex abbia manipolato entrambe le bambine - specialmente Ginevra, con la quale ha un rapporto morboso - al solo scopo di rovinargli la vita. E a quanto pare è sulla buona strada. Ma non è finita. Santini è uno perfettamente in grado di complicarsi la vita anche da solo. La sua attuale amante, Claudia, è stata trovata uccisa brutalmente nel suo appartamento. I due dovevano vedersi la sera stessa dell’omicidio, e probabilmente così è stato, ma l’uomo non si ricorda praticamente nulla. Si era risvegliato la mattina dopo in spiaggia, tutto intontito, come se qualcuno l’avesse drogato, e non capiva come ci fosse arrivato. Andato di nuovo all’appartamento di Claudia e scoperto il cadavere, non poteva giurare di non entrarci niente; la morta aveva in mano il suo orologio, e poi i due avevano un rapporto piuttosto burrascoso: Santini aveva perso un pò la testa per quella ragazza bella e molto più giovane di lui, ma sospettava di non essere ricambiato… anzi, era quasi sicuro che Claudia se la facesse anche con altri uomini. Quella maledetta sera era andato da lei proprio con l’intenzione di parlare a cuore aperto e perchè no, farle anche vedere chi comandasse nella loro relazione. Darsela a gambe di fronte al cadavere pareva quindi essere la soluzione migliore, nel mentre avrebbe cercato di schiarirsi le idee e fare luce su quel buio totale. Una cosa però Santini ricorda bene di quella sera: mentre correva sull’asfalto bagnato verso Porto Ercole dalla sua Claudia, con la sua Mercedes Coupé a trazione integrale lanciata a centocinquanta chilometri orari, aveva colpito un tizio in bicicletta. Da dove cavolo era sbucato non l’aveva capito. Bici e conducente avevano fatto un volo, sfracellandosi contro un albero di pino. Santini aveva fatto una manovra assurda, ed era riuscito a fermare l’auto duecento metri più avanti, sotto shock. L’auto aveva il paraurti seriamente danneggiato, ma poteva riprendere tranquillamente la sua corsa. Avrebbe dovuto sincerarsi delle condizioni del ciclista? Certo, ma in quel momento avrebbe significato solo altre complicazioni, spiegazioni, domande. Meglio fuggire, forse se la sarebbe cavata. Nessuno, almeno così gli era sembrato, aveva visto o sentito niente. Ma si sbagliava…

Vespa nuova, vecchi dilemmi per il buon Alessandro Gordiani. La vecchia PX125 Arcobaleno è ormai in pensione, adagiata tristemente sul fondo del box auto del nuovo appartamento, mentre è difficile per il giovane penalista romano accantonare i dubbi legati alla sua professione (l’eterno contrasto tra applicare la legge e fare effettivamente giustizia), soprattutto di fronte ad un personaggio ambiguo come Federico Santini - non certo uno stinco di santo, ma nemmeno un assassino/pedofilo, almeno fino a prova contraria. Già cliente di Gordiani in passato, l’imprenditore era riuscito a cavarsela da un'accusa di frode a danno di una trentina di risparmiatori, ai quali Santini aveva venduto sulla carta - in buona fede, aveva ovviamente affermato - appartamenti rivelatisi poi inesistenti. Un uomo con una certa attitudine a mettersi nei casini, a quanto pare, con la spavalderia di chi sa di poterla combinare grossa e riuscire comunque a farla franca. La vicenda si svolge tra Roma e l’Argentario, luoghi cari a Gordiani che, in piena crisi matrimoniale, rivive con nostalgia le estati passate in Toscana con Chiara e le bambine. Le indagini (ben due a carico di Santini) scorrono parallele, chiare e accattivanti, coinvolgendo numerosi personaggi, caratterizzati ognuno con la solita abbondanza di particolari. Spicca tra tutti la figura al tempo stesso ironica e integerrima di Carmine Polara, magistrato napoletano molto stimato da Gordiani, il quale può contare sulla professionalità e umanità di un giudice che non manderebbe mai in carcere qualcuno per la fretta di archiviare un caso, non prima di avere vagliato con attenzione le prove a suo carico. (Nemmeno se questo qualcuno è Federico Santini e noi lettori vorremmo tutti vederlo presto dietro le sbarre). La penna di Michele Navarra si affina romanzo dopo romanzo, si conferma elegante e sempre più credibile e incisiva. Ottimo protagonista, forse il migliore fin’ora, o quello che, in definitiva, incarna maggiormente tutti i contrasti dai quali il buon Gordiani è perennemente afflitto.