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Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk

Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk

Una donna di umili origini, Katerina L’vovna, si sposa con un mercante del governatorato di Kursk, Izmajlov. Non è un matrimonio d’amore: lei era una ragazza povera con poche possibilità di scelta e lui era ricco e con una famiglia poco numerosa. In poche parole, era un ottimo partito. La situazione di Katerina, benché sicura, è tuttavia molto spiacevole. Gli occhi della città sono su di lei ed è ritenuta responsabile di non aver dato un figlio a Zinovij Borisyč. Senza neppure la consolazione di avere un figlio di cui prendersi cura, le giornate della donna, rinchiusa in una villa con un’alta staccionata e presidiata da cani da guardia, scorrono in maniera lenta e noiosa. Inoltre, Katerina non ama la lettura e, se anche avesse tale passione, l’unico libro presente nella tenuta degli Izmajlov sarebbe un vecchio libro di vite dei santi. L’unica cosa che le resta è passeggiare nelle stanze vuote, lei che se potesse andrebbe a tuffarsi al fiume in camiciola o passerebbe il tempo a lanciare semi di zucca ai ragazzi di passaggio. I primi cinque anni di vita matrimoniale di Katerina passano in questo modo insopportabile, finché la rottura di una chiusa del mulino degli Izmajlov non provoca un piccolo terremoto. Il mercante chiama a lavorare gli uomini di tutto il circondario e, tra questi, c’è il giovane Sergej, bello e pericoloso. I suoi occhi volubili cadono proprio sull’austera bellezza di Katerina…

Nikolaj Leskov scrisse questo “bozzetto”, come lo definisce lui stesso, nel 1864. La composizione avviene in un luogo del tutto particolare, in un’aula disciplinare dell’Università di Kyiv e lo stesso autore raccontò di come gli si rizzassero i capelli sulla testa mentre descriveva gli orrori che avvenivano sulle pagine di questa novella. Nel dicembre dello stesso anno, Leskov inviò il manoscritto alla rivista “Epocha” (diretta da Dostoevskij) e avrebbe dovuto essere il primo anello di una serie sui caratteri femminili della regione tra l’Oka e il Volga. Il progetto non arrivò a conclusione, probabilmente anche per la chiusura della rivista. Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk è un’opera di straordinaria densità. Da una parte presenta la protagonista come vittima di una società gretta, angusta e profondamente patriarcale. Dall’altro lato, descrive la sua parabola in una spirale di omicidi, ciascuno più grave e perturbante del precedente, senza alcun tentativo di giustificare le sue azioni. Nonostante vi sia un’ironia implicita nell’accostamento tra Shakespeare e la provincia russa, Leskov si muove nel territorio della tragedia alta, quella che non fa sconti né ai personaggi, né ai lettori, a volte con una precisione che si potrebbe definire “forense” nella descrizione materiale dei delitti. Per la voce narrante l’autore si serve anche in questo caso dello skaz. In termini semplici, il narratore riporta gli eventi con la vivacità di un popolano che racconta quanto avvenuto in una locanda (pur senza esplicitare questo espediente retorico come nel Viaggiatore incantato). L’effetto è quello di immergere chi ascolta nella storia in modo totale e perturbante, rendendo questo racconto molto moderno. Questo bozzetto ha avuto un influsso molto forte nella cultura russa del Novecento, grazie anche all’omonima opera di Šostakovič, che andò in scena per la prima volta nel 1934. È noto che Stalin nel 1936 si sia alzato dalla propria poltrona alla fine del secondo atto. Due giorni dopo uscì sulla “Pravda” un editoriale anonimo dal titolo “Caos invece di musica” che etichettava il lavoro di Šostakovič come “pornografico”. Da questo testo sono stati inoltre tratti diversi adattamenti cinematografici. Uno dei più interessanti è la Lady Macbeth di Siberia, diretta dal regista polacco Andrzej Wajda in una coproduzione serbo-polacca. La protagonista Olivera Marković dà al personaggio una fisicità e una sensualità memorabili, che rendono in modo visivo la componente più sensuale dell’opera di Leskov. La regia di Wajda e la fotografia in bianco e nero di Sekulovic conferiscono al film una cupezza senza via di scampo, in cui persino lo spettatore diventa, in un certo senso, complice di quanto avviene sulla scena. Uno degli aspetti più interessanti del bozzetto di Leskov è del resto proprio l’erotismo vissuto dall’interno e non oggetto di condanna esplicita. Ci sono degli atteggiamenti di riprovazione da parte di chi racconta, ma hanno un suono convenzionale rispetto alla potenza del desiderio di Katerina Izmajlova: “Io voglio che tu mi baci con tanta forza da far crollare per terra tutti i boccioli del melo”. Vedere un tale desiderio in un personaggio femminile in un testo della seconda metà dell’Ottocento non è assolutamente scontato.