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Una lezione da non dimenticare

Una lezione da non dimenticare

Da settembre a dicembre 2019 in Cina, a Wuhan - metropoli da sei milioni di abitanti - si tengono diversi eventi di rilevanza internazionale, tra cui i campionati mondiali di bridge e i Military World Games, a cui prendono parte migliaia di atleti provenienti da centodieci nazioni. È probabile sia questo il momento in cui il virus che verrà denominato SARS - CoV -2 (Severe Acute Respiratory Syndrome - Coronavirus 2), dopo aver effettuato il “salto di specie”, forse in un wet-market della città, inizia a diffondersi. Il primo paziente Covid (COronaVIrus Disease) viene ricoverato a Wuhan l’1 dicembre 2019, ma l’Organizzazione Mondiale della Sanità - OMS - viene informata solo a fine mese del primo focolaio di una forma di “polmonite virale” che le autorità locali definiscono inizialmente “prevedibile e controllabile”. L’agente virale responsabile viene identificato il 7 gennaio 2020: è un coronavirus, un virus a RNA appartenente ad una famiglia piuttosto vasta di patogeni responsabili di malattie come il raffreddore comune. Il 13 gennaio viene registrato in Thailandia il primo caso al di fuori del territorio cinese. La quarantena a Wuhan scatta il 23 gennaio: milioni di persone vengono chiuse nelle abitazioni. Gli italiani imparano un termine che diventerà presto di uso comune: lockdown. Il 20 febbraio una anestesista [la dottoressa Annalisa Malara, n.d.r.], all’ospedale di Codogno, in Lombardia, identifica il primo caso italiano: un giovane paziente di trentotto anni, senza malattie pregresse, con gravi sintomi respiratori che viene ricoverato in Terapia Intensiva. Il giorno successivo viene registrato il primo decesso: un uomo di settantotto anni, originario di Vò Euganeo, in provincia di Padova. Da quel momento i focolai iniziano ad accendersi in tutto il nord del Paese. Di fronte ad Paese piombato “nell’isteria, nel panico generalizzato”, a giornalisti che cavalcano “l’onda della paura lanciando messaggi catastrofistici”, il professor Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’Università di Genova, matura la consapevolezza di non potersi limitare a svolgere il proprio lavoro “ventiquattro ore al giorno in corsia”, ma di dover “parlare alla popolazione”, “portare il discorso scientifico all’attenzione di tutti”: cerca di “smorzare i toni”, spiega che “i morti per influenza in Italia registrano ogni anno numeri drammatici e poco pubblicizzati”, che il nuovo coronavirus assomiglia “più a un’aggressiva influenza che alla peste bubbonica”. Mentre da una parte si prepara a fronteggiare un nemico che - sospetta - sarà estremamente pericoloso, dall’altra pensa di dover gettare “acqua sul fuoco”, non per “sciatteria”, ma poiché, ritiene, “il capitano di una nave in avaria non può dire ai suoi passeggeri che moriranno tutti affogati, così come il medico non può terrorizzare i pazienti di fronte a una nuova malattia”...

A oggi (gennaio 2021), la malattia di cui è responsabile il virus SARS - CoV -2, denominata COVID -19 (COronaVIrus Disease-2019), ha fatto registrare circa 90 milioni di casi nel mondo, con circa 2 milioni di decessi, e mietuto nella sola Italia circa 80.000 vittime. I dati non sono affatto definitivi: l’inverno non è terminato, la campagna vaccinale su cui poggiano le speranze di un ritorno, almeno parziale, alla vita pre-coronavirus è appena agli esordi. Matteo Bassetti, classe 1970, è professore ordinario presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Genova e direttore della clinica di Malattie Infettive del Policlinico San Martino. Ha compiuto parte del suo percorso formativo negli Stati Uniti e diretto in precedenza la Scuola di specializzazione in Malattie Infettive e Tropicali presso l’Università di Udine. Nelle prime pagine di questa “cronaca della battaglia per sconfiggere il Covid-19” riporta di misurarsi con la “pesante eredità di un padre che ha scritto la storia della terapia antibiotica e dell’infettivologia italiana”: Dante Bassetti, in precedenza titolare della stessa cattedra nell’ateneo del capoluogo ligure, autore di testi sulla terapia antibiotica su cui si sono formate generazioni di medici, deceduto nel 2005. Martina Maltagliati, co-autrice del testo, classe 1986, è un volto noto del programma Mediaset Quarto Grado, e redattrice della testata “Tgcom24”: è sua l’intervista in appendice a Giovanni Toti, dal 2015 Presidente della Regione Liguria, eletto in quota Forza Italia e con un passato nel Partito Socialista, con alle spalle una carriera professionale nelle stesse reti Mediaset dove ha ricoperto, tra gli altri, il ruolo di direttore dei telegiornali “Studio Aperto e “Tg4”; è sposato con la giornalista Siria Magri, che della citata trasmissione Quarto Grado è responsabile e curatrice. Questo instant book descrive con dovizia di particolari la gestione dei pazienti Covid nel corso della “prima ondata” dell’inverno del 2020 nel Reparto di Malattie Infettive di cui Bassetti è responsabile. Fa una certa impressione leggere oggi, nel pieno di una drammatica “seconda ondata”, il capitolo 8 di Una lezione da non dimenticare, in cui l’autore attribuisce sia il calo dei contagi, dei decessi e dei casi gravi ricoverati osservato a maggio 2020, dopo due mesi di lockdown, sia il mancato aumento degli stessi nelle prime settimane dell’estate, ad una probabile mutazione del virus, ormai “depotenziato”, “meno aggressivo”. SARS - CoV - 2 da “tigre assassina” si sarebbe trasformato nella primavera del 2020 in un “gatto selvatico addomesticabile”: “Con l’arrivo dell’estate è stato ormai chiaro che il tanto temuto «rimbalzo» causato dalla fine del lockdown non c’è stato. Nonostante il gran numero di catastrofisti e pessimisti che lo avevano profetizzato. Sbagliando”; “... questo è probabilmente ciò che stava capitando al SARS - CoV -2. Si stava adattando a noi, stava perdendo virulenza e forza”, “come se non fosse lo stesso nemico inarrestabile che sembrava essere due, tre mesi prima. Erano solo sensazioni, non avevamo la prova scientifica. Oggi invece esistono degli studi che sembrano confermare la nostra prima impressione”. Tali studi non sono citati nel testo. In compenso, le parole del professor Bassetti sono state in vari modi rilanciate e amplificate dai media, e, al di là delle intenzioni dell’autore, hanno contribuito ad alimentare feroci diatribe tra esperti, e ad ingenerare, nel corso dell’estate, almeno in una parte dell’opinione pubblica, un clima da pericolo scampato prontamente cavalcato da esponenti partitici che hanno trasformato la pandemia in terreno di battaglia politica. Dalla pubblicazione del volume (novembre 2020) a oggi sono oltre 25.000 le nuove vittime del coronavirus: una visione di insieme, e un certo in grado di distacco, avrebbero forse permesso di scongiurare messaggi fuorvianti e conclusioni quantomeno azzardate. E forse proprio in questo si nasconde la vera “lezione da non dimenticare”.