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Una locanda rosso lampone

Una locanda rosso lampone

Completamente immerso nel traffico, Pietro continua a darsi del debole e del vigliacco: ma come ha fatto ad accettare la proposta della moglie Gisella così in fretta, senza mostrare alcuna perplessità? Una settimana lontano da tutto e tutti, scollegati dal mondo, senza cellulare e senza accesso al wi-fi, servirà a ritrovarsi, a rigenerarsi. Questo gli ha detto Gisella, convinta. Per lui è una catastrofe, invece. Anche perché deve trovare il modo di contattare Valentina. Inoltre, una settimana di totale blackout dai social e dalla vita reale viene vissuta come un incubo anche da Veronica, sua figlia, che già fatica a sopportare la voce isterica della madre e la remissività del padre. Inoltre, la ragazzina non regge neppure quella zecca di suo fratello Filippo, che continua a tirale la manica per dirle sciocchezze. “Che schifo”, pensa Veronica mentre l’auto entra nello spiazzo antistante “Paradiso città”, una locanda color rosso lampone nella quale, per una settimana, sarà obbligata a fingere di essere felice. Anche Gregorio sta parcheggiando la sua Fiat 500L accanto a una splendida Maserati nello stesso luogo, davanti a quella casa cantoniera ristrutturata in cui Altea lo ha invitato ad accompagnarla per una settimana di completo isolamento dalla frenesia della quotidianità. E lui ci ha messo meno di un istante ad accettare. Due giorni prima lui ed Altea erano solo un intreccio di parole su Instagram ed ora eccoli lì, a trascorrere del tempo insieme. Altea è davvero bella, pensa Gregorio mentre la donna è scesa dall’auto e sta già stringendo la mano a quella che deve essere la titolare della locanda. Gregorio, che di professione fa il fotografo ed è attento ai dettagli, si avvicina alla signora che lo sta guardando con occhi sorridenti e che si è appena presentata come Lidia. Deve avere una sessantina d’anni, pensa Gregorio, ma non fa nulla per dimostrarne anche solo uno in meno. Lidia invita lui e Altea a recarsi alla reception, dove ad attenderli troveranno Ortensia. “È un po’ eccentrica” aggiunge, ma darà loro ogni indicazione necessaria per cominciare il loro soggiorno. Mentre Lidia accoglie Hans ed Erika Kramer e li conduce da Ortensia, Cesare Marescalchi, affacciato al terrazzo della sua stanza, osserva gli arrivi senza alcun interesse. L’unica cosa che conta è che lui sia riuscito a fuggire. Da tutto e da tutti. Dal suo editore, a cui non ha il coraggio di dire che in otto mesi non ha scritto una riga del suo nuovo romanzo. E da Luce, a cui non riesce a confessare che la ama, ma il realizzare che è in grado di provare gli stessi sentimenti che fino a quel momento sapeva solo mettere su carta lo spaventa a morte. E così la sua vena artistica si è completamente bloccata…

Amanda Colombo – libraia di professione, una laurea in filosofia con indirizzo in Comunicazioni sociali nel curriculum – firma un romanzo delicato, capace di miscelare con misura introspezione, relazioni umane e potere della lettura. Fino a dar vita a una narrazione che sa parlare direttamente all’anima del lettore. Ambientata sulle rive del lago Maggiore, la storia ruota attorno a un luogo fuori dal tempo: una locanda dal nome evocativo, dalla facciata color lampone e pervasa da un profumo che sembra uscito da una fiaba. In questo rifugio speciale ogni dettaglio è pensato per rallentare, respirare, ritrovarsi. Vietati smartphone, tablet e rumori esterni: il mondo si mette in pausa per lasciare spazio a ciò che conta davvero. Ad accogliere gli ospiti c’è Ortensia, donna silenziosa ma colta, che comunica esclusivamente attraverso citazioni tratte dai libri che ama. Accanto a lei, Lidia, l’anima gentile della locanda, che ha offerto a Ortensia un’ancora di salvezza e ora fa lo stesso con chiunque attraversi la soglia dell’ex casa cantoniera. È così che arrivano Cesare, Pietro e Altea, ciascuno in fuga da qualcosa, ciascuno con un bisogno urgente: Cesare, scrittore disilluso, non sa come confessare un amore tardivo; Pietro deve fare i conti con le difficoltà del suo ruolo di padre e marito; Altea, giovane donna segnata da un’educazione diffidente, desidera imparare a fidarsi del prossimo. Ortensia e Lidia hanno solo una settimana per accompagnarli lungo un percorso di ascolto, riconciliazione e rinascita. Giorno dopo giorno, seguendo le regole speciali della locanda, semplici ma profonde, che insegnano il valore del tempo e dell’essenzialità, i protagonisti imparano ad ascoltarsi e a riconoscersi. Tra torte sfornate al mattino, libri consultati come oracoli e difficili confessioni quel che traspare è un senso di calore e verità che conforta e cura. Personaggi fragili e autentici, capaci di evolvere senza mai perdere la loro umanità, sono tratteggiati con perizia da Colombo, attraverso uno stile fluido e ricco di sfumature emotive. I riferimenti letterari che Ortensia regala con le sue frasi rubate ai romanzi sono il valore aggiunto di una storia che è un invito a ritagliarsi uno spazio per sé, a fare ordine nel disordine dei sentimenti, a riconoscere in sé le risposte che da tempo attendono di essere svelate. Un romanzo che si legge con il cuore; un libro da assaporare con lentezza, gustandone ogni pagina e ogni riga, proprio come se fosse una torta ai lamponi appena sfornata.