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Una notte nella stazione di Silvi e altri racconti

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Nella piccola stazione di Silvi è ormai buio e non si possono accendere i lumi. Non mancano, ma non si ha come alimentarli. La riserva della lampisteria è finita e, in attesa che la richiesta di un supplemento di petrolio richiesto alla Direzione Compartimentale venga accolta, a Protocorvo non rimane altro che economizzare le gocce di limaccia che stagnano in fondo al lume nella stanza del Signor Capo. Alla stazione di Silvi non scende mai nessuno e quando il treno riparte con il lanternino rosso alla coda e sparisce nel tunnel, il Signor Capo si sente ogni volta solo. È a Silvi da soli tre mesi e l’unica compagnia per lui è il vecchio Protocorvo che ha anche problemi di udito. Quella sera però d’un tratto gli sembra di vedere un’ombra e quando chiede al vecchio se si tratta di lui, la figura con una voce dolce e chiara gli risponde di no… Abramo Géricon possiede solo l’ombra di un bellissimo olmo e sulla panchina che si trova sotto l’albero si mette a sedere. Da ore vaga per la città in cerca di un luogo appartato dove rifugiarsi e quando guarda verso quei verdi rami crede di vedere la mano di Dio. È padre di cinque figli che ormai sono andati via e la moglie Ester riposa sotto un palmo di terra. È completamente solo. Gli rimangono un gruzzoletto di soldi, un cappotto tutto rattoppato e un cappello di feltro con tre buchi. Stabilitosi all’ombra di quell’albero, si costruisce un ripostiglio dove tiene una vecchia gavetta da soldato, un cucchiaio e il sacco che, arrotolato, gli serve da cuscino. Svegliandosi di notte si fa rapire dai gorgheggi di un usignolo e trascinato da quel canto melodioso rivede il volto della sua Ester e ripensa alla sua vita…

L’attenzione di Umberto Fracchia alla gente comune viene espressa nei tre racconti proposti in questa raccolta e brevemente riassunta sopra per quanto riguarda i primi due. Una notte nella stazione di Silvi - dal quale prende il titolo il volume intero - scritto nel 1923, è il più lungo e complesso. Si instaura un legame fra due sconosciuti, una donna che ha perso un figlio e il capostazione le cui giornate sono scandite solo dal passare dei treni in un luogo dove non scende mai nessuno. Vita sospesa in attesa di qualcosa che non si verificherà mai. La narrativa si concentra sui dettagli, sulla profonda tristezza dei personaggi, sulla rassegnazione. L’autore gioca con le ombre e le luci dei personaggi per rendere al meglio il contrasto fra realtà e sogno. Noto agli specialisti di settore ma quasi sconosciuto ai lettori di oggi, Umberto Fracchia fu traduttore, romanziere e giornalista con qualche incursione nel mondo del cinema. I suoi scritti, nella sua breve vita, furono apprezzati dalla critica e dai lettori e i racconti raccolti in questo piccolo libro che scrisse sulla riviera ligure, luoghi nei quali passò la sua infanzia, mostrano un grande amore per quei posti e le persone che li abitano. Nel suo stile si possono ritrovare riferimenti a Pascoli e D’Annunzio, dai quali fu profondamente influenzato. Una curiosità da riportare: i volumi di Divergenze, realizzati con carta di pregio, sono tutti numerati con inchiostro naturale prodotto da bacche di sambuco e impreziositi dalle bellissime illustrazioni di Virginia Covoni.