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Una presidenza come nessun’altra

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Cleveland, Ohio, 21 luglio 2016: Donald Trump accetta la nomination a candidato alla presidenza per il partito repubblicano, sfidando la candidata democratica Hillary Clinton. Circondato da uno staff inesperto formato da persone con poca dimestichezza nel gestire il carrozzone di una campagna presidenziale, al grido di “Make America Great Again” ha ottenuto i voti necessari per essere eletto, soprattutto da quella working class che si era sentita tradita da Barack Obama. Una delle funeste caratteristiche della sua presidenza si può riassumere nel pronome personale “IO”. Raramente ha ascoltato quei pochi personaggi esperti che lo circondano, lui decide, fa e sfa, con la sua enorme ignoranza della “res” politica: “Ha indebolito lo Stato regolatore, rafforzato i controlli di confine e cambiato il volto della magistratura federale, anche con due nomine di repubblicani alla Corte Suprema…ha messo in discussione la legge e sconvolto alleanza internazionali, ignorando settant’anni di relazioni con altre democrazie e incoraggiando al contempo dittatori e despoti”. Ha inoltre rispolverato, o meglio, ravvivato, il suprematismo bianco, scatenando la rabbia della comunità black and brown per l’inefficacia delle sue reazioni alla violenza della polizia (la morte di George Floyd, tra le altre), rabbia culminata nelle manifestazioni del neonato movimento “Black lives matter” in moltissime città americane. A proposito di confini, ha spinto l’acceleratore per la costruzione del muro al confine col Messico, ha imposto alla polizia di dividere le famiglie dei clandestini e di tenere in gabbie metalliche bambini e ragazzi. Un presidente che antepone i suoi capricci al bene del paese, un ex divo dei reality show che si trova a capo di una delle potenze mondiali, come ha ridotto l’America?...

“Io voglio farlo e basta. Sono il Presidente. Non posso?” È in questa frase che si può cristallizzare la presidenza Trump. Donald, un bambino viziato, somaro a scuola, che ha voluto e ottenuto, disgraziatamente, il giochino più ambito, quello che lo ha fatto diventare il Campione (“Io sarò un campione, il vostro campione”). Pubblicato nel 2020 ma scritto nel 2019, questo spietato e veritiero ritratto di quella che è stata la presidenza Trump fino a quel momento, scritto da due giornalisti del “Washington Post” entrambi insigniti del Pulitzer, non contempla ovviamente due importanti avvenimenti del 2020/2021: la pandemia e l’incredibile, inaspettato assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. Ne troverete altri di guai nelle quattrocento pagine, ma questi tre episodi non possono e non devono essere taciuti, perché chiudono il cerchio che Carol Leonnig e Philip Rucker hanno aperto, e consacrano Trump come il peggior presidente che gli Stati Uniti abbiano mai avuto. Molti osservatori hanno giudicato inefficace la gestione della presidenza riguardo la pandemia di Corona virus: ritardi nella definizione della direzione presa dal contagio che non arrivava dalla Cina ma dall’Europa, visto che la città più colpita è stata New York, metropoli visitata da un numero enorme di europei, e in quel momento tutta l’Europa era alle prese col Covid. Lo spiega benissimo Deborah Birx, scelta da Trump per guidare la risposta del governo alla pandemia, durante una seduta al Congresso, come riferisce il “Washington Post” il 26 ottobre. Brix afferma di aver consigliato alla Casa Bianca, nel tardo 2020, (consiglio totalmente ignorato), di testare in maniera più sostanziale i più giovani, di ampliare l’accesso alle terapie per il virus e di migliorare la distribuzione dei vaccini alle lunghe degenze. Birx sostiene che Trump era troppo concentrato sulle elezioni, per poter gestire la pandemia nel modo più adeguato. Già, le famose elezioni “stolen”, rubate. Il continuo bombardamento via Twitter su questa bugia ha così avvelenato le menti dei suoi seguaci da scatenare quell’assalto inaudito, sostenuto e quasi avviato dallo stesso Trump qualche ora prima. Un giorno tristissimo, 4 persone morte, molti feriti, tanti arresti. Non si poteva chiudere che in questo modo, irrazionale e antidemocratico, la presidenza di un incapace. Consiglio la lettura di questo saggio, pieno di dettagli sconosciuti che lasciano davvero senza parole.