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Una promessa d'estate

Una promessa d'estate
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Matsui e Hikaro sono due ragazzi gay intorno alla trentina, legati da una relazione affettuosa e profonda. Intorno alla loro quotidianità si muovono Tamayo, un’estetista transessuale, col suo cagnolino Apollo, e una serie di ragazze più o meno infelici...
La lettura di questo romanzo breve lascia addosso una sensazione strana, un po’ come quando si sorride tirati dopo che qualcuno ci ha raccontato una barzelletta che non ci ha fatto ridere o – peggio – che non abbiamo capito. D’accordo il minimalismo, d’accordo l’alienazione, d’accordo la metafora, d’accordo il gusto giapponese per l’allusione, l’ellissi, gli haiku: però ci si sente anche un po’ scemi a lambiccarsi il cervello per trovare un senso profondo a cento pagine scarse di persone che non fanno altro che scambiarsi convenevoli e parlare del più e del meno. L’autore ci affibbia nostro malgrado il ruolo dei voyeur di vite senza sussulti, ci obbliga a guardare dal buco della serratura di una stanza vuota. La figura del transessuale Tamayo, che ci si aspetterebbe amaramente (o teneramente) autobiografica, sembra in qualche modo ricoprire nella vicenda il ruolo del coro delle tragedie greche, solo che si tratta di un coro pressoché muto, e perdipiù non c’è alcuna tragedia, se non un non meglio definito senso di solitudine, disagio e inadeguatezza comune a tutti i personaggi. Ma niente di lacerante, beninteso, solo le stimmate della modernità, il ben noto codice a barre del nostro branco. Tamayo (con annesso il cagnolino Apollo, come ho potuto dimenticarlo!) muta testimone, dicevamo, ma di che? Della relazione tra Matsuo e Hikaru, tiepida e complice, che poteva essere forse il nucleo di una vicenda più articolata, di un romanzo vero? O magari delle ubbie di Nozomi sul posto di lavoro (altro tema forse non originalissimo ma promettente, vista l’ambientazione giapponese)? Di tutto questo, o forse di niente di tutto questo. Possiamo solo immaginarlo, visto che i personaggi non ci aiutano, sfingi dagli occhi a mandorla. Sorridono gentili, abbozzano un lieve inchino e continuano a parlare di una mezza promessa su una vacanza in campeggio. Cose che si dicono, alle quali nessuno dà importanza. Fujino Chiya ci ha scritto un libro.