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Una ragione per uccidere

Una ragione per uccidere

Cindy Jenkins è la classica studentessa modello. Prevedibile e calcolatrice, odia ogni tipo di eccesso e rispetta sempre le regole, sia quelle del vivere civile, che quelle autoimposte per scandire al meglio le giornate. Quella sera però la sua amica Rachel non si capacita del comportamento di Cindy, se non avesse ben presente il suo visino carino stenterebbe a riconoscere nella ragazza che si sta scatenando in pista la sua migliore amica. Sono alla festa di primavera della sorellanza Kappa Kappa Gamma, dove Rachel svolge un ruolo di tutto rispetto nell’organizzazione degli eventi. Nel pieno del divertimento si avvicina a Cindy, sempre più su di giri, il ragazzo che le fa il filo inutilmente fin dal primo anno a Harvard; lei lo ha sempre rifiutato, ma questa sera sembra talmente speciale che finisce per vederlo sotto una luce completamente diversa. E così ci scappano baci appassionati. Poi la studentessa sembra rinsavire e si ricorda di avere un appuntamento con il suo boyfriend, che la spinge ad abbandonare all’improvviso la festa per gettarsi nella strada deserta e buia con l’intenzione di non ritardare. Ma mentre procede con passo svelto viene bloccata da un uomo, uno strano assalitore che la prende per un braccio e le procura un temporaneo stato di intontimento con una puntura. Non molto tempo dopo il corpo senza vita della povera Cindy viene trovato da due ciclisti nel parco dell’aggressione, seduto su una panchina. L’assassino l’ha imbalsamato e posizionato come se la ragazza stesse guardando la strada, ma nei suoi occhi si legge ancora il terrore e la sofferenza che ha provato poco prima di morire. Sulla scena del crimine giunge la detective Avery Black accompagnata dal suo fedele braccio destro. La poliziotta ha appena avuto la promozione nella squadra omicidi, ma non si è ancora guadagnata il rispetto dei colleghi, che anzi non perdono occasione per farle capire quanto poco la stimano. Ce ne è abbastanza per far perdere la motivazione verso il proprio lavoro a chiunque, ma Avery non ha intenzione di mollare e subito si getta in questo nuovo ed enigmatico caso mettendo alla prova tutta la sua perspicacia. Intanto l’assassino viene presentato in incognito dall’autore mentre si trova sul posto di lavoro. È un tipo strano, che non gode del rispetto del suo capo, che spesso si lascia andare a fantasie malate...

Avery Black è la protagonista di una storia noir lineare e facile da seguire, priva di colpi di scena. L’aspetto più debole di questo romanzo è sicuramente la mancanza di indizi che abbiano un legame con il finale, quanto viene detto non è utile a scoprire l’identità del serial killer prima che lo faccia il detective Black. Per il resto, malgrado il romanzo abbia avuto da parte di molti lettori note di dissenso riportate tra gli spazi dedicati alle opinioni nelle librerie del web, la trama davvero poco originale di Blake Pierce nel suo insieme si rivela abbastanza divertente. Il personaggio delineato con maggiore cura è il detective Avery Black, classica protagonista da romanzo noir in profonda crisi sia professionale che emotiva, capace di lottare fino allo stremo delle forze per riconquistare la felicità. L’eroina ricorda la Kate Fischer dell’Ultima mossa del killer, film del 2010 dove una giornalista si trova a scontare le conseguenze di un’intervista fatta a un serial killer che si confessa davanti alla telecamera; infatti anche Avery Black sta pagando per il suo passato da avvocato, per essere riuscita a scagionare un assassino che è poi tornato a uccidere. Nella confusione che caratterizza la sua vita, invece, la detective di Blake Pierce ha qualcosa in comune con Lottie Parker, protagonista dei romanzi di Patricia Gibney. Sono solo due delle varie possibili citazioni che rivelano i caratteri di un personaggio a cui è facile affezionarsi, ma che come la vicenda in cui si muove ha davvero poco di originale. L’aspetto più personale del detective Black è l’assoluto isolamento in cui si trova per buona parte della storia, malvista e allontanata non solo dai colleghi, ma anche dalle persone comuni proprio a causa dell’errore commesso durante il suo passato di avvocato. Una nota negativa la merita anche la traduzione, a volte troppo superficiale con errori morfosintattici imperdonabili. Come ancora hanno notato vari lettori, non essendo riportato il nome di chi avrebbe curato l’edizione italiana, è facile supporre che probabilmente gran parte del lavoro è stato svolto da un traduttore online. A Blake Pierce, fantomatico autore statunitense, sono attribuite alcune serie che si compongono di romanzi noir tradotti in varie lingue, tra cui I misteri di Riley Paige. Al detective Avery Black ha dedicato una serie di sei libri, compreso Una ragione per correre che insieme a Una ragione per uccidere sono i più noti ai lettori italiani. Tutte le opere di Pierce portano il suo nome al posto della casa editrice, questo suggerisce che si tratta di autoproduzioni. Dal web si hanno pochissime notizie su questo autore, nemmeno il sito www.blakepierceauthor.com - segnalato nella sua biografia per i lettori che desiderano lasciare un commento – svela chi sia in realtà. Dal consistente numero di opere attribuitegli si può ipotizzare che dietro il nome di Blake Pierce si celi un gruppo di ghost writer, impegnati negli stessi progetti editoriali.