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Una relazione intima

Una relazione intima

Yaara arriva all’appartamento dei suoi genitori, ma non sono loro ad aprirle la porta, bensì un uomo che lei non conosce ma che la chiama per nome. Entra e nel farlo sfiora il suo braccio che è liscio e fresco. In salotto non c’è nessuno, quindi va verso la camera da letto dei genitori e apre la porta. La mamma è stesa sul letto con la testa avvolta in un canovaccio e si preme la fronte, suo padre le è seduto accanto con un bicchiere d’acqua in mano. Yaara chiede preoccupata che cosa abbia detto il medico, dato che gli ha aperto la porta. Suo padre Shlomo scoppia a ridere, quello non è un medico, ma il suo amico Arieh Even e si alza per andare di là in salotto. Rimasta sola con lei, Yaara scopre che sua madre non è affatto malata, semplicemente non sopporta Arieh, non le è mai piaciuto. È un compagno di scuola di suo marito, il suo migliore amico. Lei però pensa che lo abbia sempre sfruttato e che non provi nessun sentimento. Ha vissuto in Francia e lì si è sposato. Adesso, dopo tanti anni, si ripresenta perché ha bisogno che Shlomo sistemi qualche cosa per sua moglie Josefine. Yaara fa per andarsene, ma sua madre la vorrebbe trattenere ancora, almeno fino a che Arieh non se ne sia andato. Dal salotto arriva odore di sigarette forti, Shlomo non lo sopporta, ma il suo amico fuma ugualmente. Yaara uscendo vede suo padre seduto rannicchiato sul divano, mentre Arieh è sulla sua morbida poltrona preferita. Qualche convenevole sul tempo che è passato e quanto la bambina sia cresciuta. Gli occhi grigi di Arieh scrutano Yaara con insistenza, da capo a piedi, con arroganza, quasi a sfidarla. Lei non osa, tiene lo sguardo in basso, verso le sue scarpe, ma vorrebbe guardare, è attratta dalla sua camicia aperta che svela una carnagione scura e un petto liscio. Si scuote, deve tornare da Yoni, suo marito che la aspetta a casa. Si sente strana e decide quindi di passare dalla sua amica Shirah. Anche se si sono già viste a pranzo all’università, pensa che ha tante cose da dirle. Suona a casa sua, bussa, ma nessuno risponde. Gira intorno al cortile e dalla finestra socchiusa della cucina vede Tullia la gatta di Shirah, che esce e le si avvicina. Accarezzarla la calma. Quando Yaara si avvia verso casa sua la gatta le va dietro, lei la sgrida intimandole di tornare indietro. Attraversata la strada sente uno stridio di freni e un botto attutito, qualcuno che urla: “Di chi è il gatto?”. Ormai non c’è più niente da fare. Rientra a casa sconvolta, per il gatto e per quell’amico di suo padre. Suo marito la accoglie con: “Che cos’è accaduto talpina?”, e lei si innervosisce ancora di più...

La famiglia è sempre al centro dei romanzi di Zeruya Shalev, che sia disfunzionale, pericolante o fragile. La famiglia è quel microcosmo in cui avvengono gli eventi più significativi della nostra vita, in cui siamo cresciuti e ha sulle nostre vite un influsso grandissimo. Una relazione intima ha per protagonista Yaara, una donna sensibile, forte e debole allo stesso tempo, ben caratterizzata psicologicamente dall’autrice. La storia si svolge nella Gerusalemme degli anni Novanta. Yaara è alle prese con una tesi che non ha voglia di concludere e un lavoro come assistente all’università portato avanti in maniera altalenante. È sposata da cinque anni con Yoni, ma nel matrimonio si sta facendo strada la noia. Dai genitori è amata, ma al loro affetto manca qualcosa. Sentimenti di rimpianto per la morte a pochi mesi dalla nascita del fratellino di Yaara, lascia a questi genitori un dolore inconsolabile, nascosto come la bella treccia che la madre ha tagliato, come rinuncia alla femminilità e totale consegna al dolore della perdita. Sicuramente altro si nasconde nel silenzio ritroso di questa coppia. Una relazione intima è una storia d’amore, di ossessione, di erotismo e di autodistruzione tra Yaara e Arieh Even, è l’inspiegabile attrazione di una donna giovane e bella per un uomo maturo che gioca con lei come il gatto con il topo. È un racconto sull’attrazione e sulla sottomissione, è un romanzo psicologico dalla narrazione, violenta e ritmata, che spinge il lettore ad entrare quasi fisicamente nella psiche della protagonista. Chi sbaglia lo sa in anticipo che sta per sbagliare, ma non può fare altrimenti, non può impedirselo. Nel 2007 la regista tedesca Maria Schrader esce con il suo primo film, Liebesleben, basato su questo romanzo di Zeruya Shalev e presentato in prima mondiale alla Festa del Cinema di Roma.