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Una scimmia in inverno

Una scimmia in inverno

Per una strana coincidenza nella piccola cittadina di Tigreville, in Normandia, si ritrovano Albert Quentin e Gabriel Fouquet: uno è un ex soldato della Marina francese che ha svolto servizio in Cina, l’altro un uomo alla ricerca di se stesso, in un momento di crisi lavorativa e familiare. In comune hanno un passato e un presente attaccato alla bottiglia: Albert ha però smesso, Gabriel invece vi è invischiato fino al collo, dato che soltanto nell’alcol trova la forza per rendere la vita più sopportabile. Albert, di parecchi anni più grande, prende a cuore la situazione del giovane Fouquet, confinatosi a Tigreville perché lì, in un collegio poco distante dall’Hotel Stella di proprietà di Quentin e dove Fouquet ha preso alloggio, c’è Marie, la figlia di Gabriel. Fouquet non ha il coraggio di avvicinarla e non può che guardarla da lontano, mentre tutti i giorni lotta con i suoi demoni, arrotolato nelle coperte della piccola pensione, sotto l’ala protettrice di Quentin e della moglie Suzanne. Gabriel fatica a distinguere la realtà dalla fumosa finzione delle immagini che gli regala l’alcol, soltanto l’attenzione e la paterna veglia di Quentin gli impedisce il tracollo. Dall’altra parte Gabriel capisce che l’amico non ha ancora sconfitto il suo vizio del bere e prova a riportarlo nella spirale dell’alcol. Tutto sembra filare liscio, fino alla notte in cui è arrivato il momento di fare i conti con il proprio passato ed il proprio presente: i due amici, compagni di ventura, si imbarcano in un viaggio dal quale usciranno profondamente cambiati, un viaggio necessario per capire quale sarà la loro vita in futuro...

Così poco conosciuto in Italia, Antoine Blondin ebbe grande successo in Francia tanto che della sua Scimmia uscì subito dopo la pubblicazione, del 1959, un adattamento cinematografico che aveva fra gli attori Jean Gabin, nel ruolo di Quentin, e Jean-Paul Belmondo, nel ruolo di Fouquet (siamo nel 1962). Blondin si segnala per la sua prosa netta, per il gusto della ricostruzione degli ambienti, molto distanti dallo stile esistenziale ed esistenzialista del filone dominante che in Jean-Paul Sartre aveva il suo massimo esponente. Blondin è uno scapigliato fuori tempo massimo, un Verlaine, un Rimbaud, al quale i francesi hanno perdonato tutto, per quella faccia d’angelo e quella vita maledetta come i personaggi delle sue storie: all’attivo ha solo 5 romanzi e una raccolta di racconti, ma anche migliaia di pagine di cronache sportive, dal Tour de France, al rugby. Ama la parola ed i giochi di parole, ama puntare dritto all’essenza delle cose, senza però perdere il gusto un po’ dandy della descrizione puntuale di piccoli particolari romantici (“Molte volte s’è risvegliato nel nero, immobile, accentuando con la sua inerzia la sensazione di sfacelo che sta prendendo forma dentro di sé. La vita si ritira dal corpo, il petto si blocca, il cuore impazzisce.”). Edizioni Settecolori pubblica per la prima volta questo romanzo breve accompagnando l’edizione per il grande pubblico con una limitata di 330 copie per celebrare i cent’anni dalla nascita di Blondin: il testo del romanzo è accompagnato dalla prefazione di Massimo Raffaeli e dalla postfazione di Stenio Solinas.