Salta al contenuto principale

Una sera tra amici a Jinbōchō

seraamicijimbocho

Tōkyō, Jinbōchō. Takako passeggia per le vie del suo quartiere preferito, interamente dedicato ai libri. Tutto intorno a sé, librerie di ogni genere: pubblicazioni nuove o di seconda mano, romanzi antichi, moderni o contemporanei, illustrati, storici, per l’infanzia, e così via. Non è un giorno lavorativo per lei e per questo ne ha approfittato per recarsi alla Libreria Morisaki sulla Sakura-dōri, il negozio di famiglia gestito da suo zio Satoru. È proprio in quel piccolo paradiso che Takako ha vissuto per qualche tempo all’incirca tre anni fa, dopo che la sua vita era andata letteralmente in pezzi. Ed è lì che ha ritrovato la serenità, fatto nuove amicizie con persone decisamente interessanti, ma anche leggermente stravaganti, e trovato l’amore nel suo Wada. Zio Satoru la sta aspettando proprio fuori dal negozio (una cosa che lei odia!), urlando il suo nome a squarciagola come se lei fosse ancora una bambina. Subito dopo appare anche la dolce e pacata zia Momoko, sua moglie. I due si erano separati per qualche anno, ma da un po’ di tempo sembrano essere tornati insieme piuttosto felicemente e a Takako non può che fare piacere. Nonostante tutto, però, Satoru rimane quell’uomo di mezza età un po’ strano e scontroso che era anche durante la loro separazione. Tranne quando si parla di libri. È in quei momenti, infatti, che esce fuori l’animo sognatore di un uomo che, in giovinezza, ha viaggiato in lungo e in largo solo per arrivare a comprendere che, in fondo, il suo posto nel mondo era proprio lì, dietro il registratore di cassa di una piccola libreria di Jinbōchō…

“Continua a prenderti cura della libreria Morisaki. Quel posto è la prova tangibile che noi due insieme siamo esistiti” è forse la frase più dolce e potente dell’intero libro di Satoshi Yagisawa. Classe 1977, originario di Chiba in Giappone, dopo il successo editoriale de I miei giorni alla libreria Morisaki, edito sempre da Feltrinelli, torna con il suo sequel Una sera tra amici a Jinbōchō. All’interno di questo secondo romanzo si ritrovano tutti i personaggi conosciuti (e amati) nel primo e, soprattutto, tutti i luoghi così delicatamente tratteggiati, a partire dalla libreria Morisaki nel quartiere di Jinbōchō a Tōkyō. A differenza del primo volume, però, qui manca un po’ di azione e, se vogliamo, di trama in generale. Il libro appare piuttosto piatto, non decolla mai veramente se escludiamo le poche ultime pagine che non possono non emozionare per la sensibilità tutta nipponica con cui vengono tratteggiati gli eventi. L’amore per i libri, la lettura e la letteratura giapponese e mondiale che pervadeva tutte le pagine de I miei giorni alla libreria Morisaki qui sembra fare solo da sfondo un po’ sbiadito a una scenografia che non lascia molto a chi decide di intraprendere una lettura che, come già il primo volume, si presenta semplice, scorrevole e comunque piacevole. Lo stile dell’autore, infatti, non ha perso quella delicatezza nei tratti, ma mancano quasi del tutto quelle descrizioni così magicamente inserite nella trama del primo volume che permettevano di viaggiare nel Paese del Sol Levante rimanendo comodamente accoccolati sul divano di casa propria. Questo libro ha tutta l’aria di essere un seguito scritto sulla scia del successo del primo, e non per una effettiva necessità di riprendere una bella narrazione e arricchirla di nuovi aneddoti e personaggi. Molti di loro, in effetti, sembrano tornate esclusivamente con il ruolo di semplici comparse e non aggiungono nulla di più, se non qualche ulteriore pagina, all’azione narrativa. Spesso, scrivendo il seguito di volumi ben riusciti e apprezzati, ci si trova davanti al rischio di rovinare il bel ricordo di ciò che si era creato in precedenza. Il finale, comunque, parrebbe lasciare aperta la porta a un ulteriore capitolo della saga che, chissà, non possa far tornare a splendere il sole sulla piccola libreria di Jinbōchō.