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Una storia d’amore - Lettera a mia figlia transgender

Una storia d’amore - Lettera a mia figlia transgender

Quella quarta gravidanza, arrivata dopo tre bambini concepiti in rapida successione e dopo un intervallo di sette anni, le è sembrata quasi sfacciata. La sua è una famiglia numerosa, e parecchio chiassosa, dell’East Coast. Si sono trasferiti in quella località a causa del suo lavoro di scrittrice e di quella carriera accademica che va a gonfie vele e, proprio per questo, crea una gran confusione nei suoi colleghi, che continuano a chiederle perché senta il bisogno di sfornare tutti quei figli e non cerca, invece, di godere dei successi professionali. Ma lei e suo marito Jeff amano i bambini. Lui in particolare- che fa l’allenatore di calcio, è fisicamente piuttosto in forma e perennemente scottato dal sole- adora occuparsi dei figli. Ecco perché lei - viso piuttosto pallido, capelli scuri legati in una coda di cavallo o raccolti in uno chignon spettinato, sempre di corsa e sempre spettinata - è riuscita a portare avanti la carriera. Il suo ufficio è piuttosto spartano e alquanto impersonale. La casa in cui vive con la sua tribù, invece, è tutta un’altra musica. Nell’autunno 2006 - la quarta gravidanza giunge a termine nella primavera successiva - Tate ha quasi sette anni, gli occhi azzurri e un taglio di capelli a scodella. Ama ascoltare musica country alla radio e adora guidare il trattore nella fattoria degli amici. Isaac ha dieci anni e, quando frequentava l’asilo, lo soprannominavano “il Sindaco” perché appena arrivava i compagni lo chiamavano urlando e la sera, all’uscita, lui li salutava magnanimo con la mano. Sophie ha dodici anni, ama arrampicarsi sugli alberi e adora impegnarsi nei lavori d’arte, nel cucito e nelle costruzioni. Dei tre, è Sophie quella più affascinata dalla gravidanza della madre e insiste per accompagnare i genitori all’ecografia nella quale si svela il sesso del nascituro. E, quando scopre che si tratta di un altro maschio, sembra delusa. Avendo già due fratelli, avrebbe preferito una sorellina...

Nascite, legami, cambiamenti, coraggio, lotta, diritti, fede, amore. Ciascuno di questi termini trova una collocazione importante all’interno del memoir di Carolyn Hays, pseudonimo scelto da una nota autrice americana per tutelare la figlia transgender. Ed è proprio il percorso di quest’ultima - identificata alla nascita come maschio ma ben consapevole, fin da piccola, di volersi riconoscere un’identità di genere femminile - ciò che la Hays racconta. Si tratta di una storia narrata senza filtri, a partire dall’episodio spartiacque tra un prima e un dopo, quel fatto scatenante a partire dal quale ogni cosa deve essere riveduta e corretta e nuove strade dovranno essere battute. La famiglia della protagonista è un composito e ben affiatato nucleo che conta, oltre ai genitori, quattro figli, una femmina e tre maschi. O almeno questo è quanto le convenzioni dicono. Sì, perché in realtà l’ultimo nato - quello che, a detta degli assistenti sociali che bussano alla porta di casa della narratrice, ha atteggiamenti “troppo femminili” - chiede di essere chiamato “lei” e mostra ripetutamente di riconoscersi nel genere che non le è stato assegnato. Alla luce della chiusura mentale e della scarsa tutela legislativa evidenziata nel luogo in cui risiedono, i componenti della famiglia decidono, insieme, di farsi scudo a protezione della piccola e individuano il luogo migliore in cui trasferirsi. Dovrà trattarsi di una zona in cui le scelte transgender siano non sono accettate, ma anche tutelate dal punto di vista legislativo. Quelli che seguono sono anni duri, in cui paure e dubbi si mescolano a successi e a nuove consapevolezze. La forza del legame familiare, che fa fronte comune e si erge a difesa delle difficoltà contingenti della transgender, è raccontata dalla Hays con semplicità e fermezza insieme. Traspare dalle pagine tutto l’amore di una madre che non esita un attimo a camminare accanto alla figlia, per aiutarla ad affermare il diritto di scegliere in totale libertà chi desideri essere, incurante dell’ottusità e dell’ignoranza che la circondano. Una scelta coraggiosa che paga; un invito a una maggiore consapevolezza e apertura mentale; una lettera colma di dolcezza e di riconoscenza; una dichiarazione d’amore che non conosce compromessi ma inneggia alla libertà e alla ricerca della più totale e soddisfacente realizzazione di sé.

LEGGI L’INTERVISTA A CAROLYN HAYS