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Una storia dei diritti delle donne

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Che i diritti delle donne siano diritti umani non è stata sempre un’affermazione condivisa nella cultura europea. Soprattutto quando erano la Chiesa e la religione cristiana a imporre regole e veti. In questa concezione, le donne scontavano la scelta di Eva, e dunque la colpa di essere state responsabili della condanna dell’umanità. Peccatrici, tentatrici, strumenti del diavolo, streghe erano le etichette denigratorie apposte su quante non riuscissero o non volessero adeguarsi ai ruoli considerati naturali: mogli e madri (o suore oppure sante). Fra le ragioni di questo sistema, probabilmente rientrava anche “l’obiettivo della Chiesa in epoca medievale: il celibato e la castità dei chierici”. Neppure la scienza, in quelle epoche che di laico avevano ben poco, si distingueva per umanità. Discipline dominate dagli uomini, come la medicina, contribuivano a escludere il genere femminile dall’accesso alla conoscenza. Insomma, gli spazi per le donne erano inesistenti - non faceva eccezione nemmeno la casa, la famiglia. Con l’Illuminismo e quando si imposero i diritti naturali e universali dell’uomo, si cominciò a prendere in considerazione l’idea dei diritti anche per il mondo femminile. E da allora il dibattito si concentra sul tema dell’eguaglianza tra i sessi. Le voci delle donne continuano comunque a restare isolate e non ascoltate, almeno fino alla Rivoluzione Francese. Passerà poi attraverso il lavoro, la comunicazione, la letteratura e la rivendicazione dei diritti nell’impegno politico e nel movimentismo del Novecento l’affermazione, lenta ma costante, dei diritti delle donne. E il futuro? Non è che una sfida. Mantenere le conquiste, rinnovarle, diffonderle è una lotta infinita…

Cominciamo con un’avvertenza: un libro sulla storia dei diritti delle donne non è un saggio sul femminismo, né una storia dei movimenti femministi. Sebbene tali importanti elementi sociali e storici siano protagonisti dello scenario rappresentato in questo libro, c’è molto altro. Ed è declinato, come specificano le autrici, puntando a far emergere una nuova periodizzazione della storia dei diritti umani. La storia dei diritti umani e la stessa storia quando considera anche le donne seguono diversi percorsi cronologici e concettuali. Si sa che le teorie e le norme, anche sul tema dei diritti sociali, sono fatte dagli uomini, cioè dai maschi. Solo negli ultimi decenni stanno cominciando a elevarsi verso la visibilità le visioni e i contributi dell’altra parte dell’umanità. A sostenere questa necessità contribuiscono diverse discipline, dalla filosofia e dalla sociologia alla scienza e all’architettura. Si crea così uno sfasamento temporale delle tappe fondamentali di certe conquiste umane, e il risultato più evidente è che le donne e le loro istanze sono sempre in ritardo. Nel volume questa scansione temporale è analizzata in sei capitoli: dal tardo Medioevo fino alla contemporaneità e verso le sfide del futuro. Antonella Facchi e Orsetta Giolo sono entrambe filosofe del diritto, docenti rispettivamente all’Università di Milano e in quella di Ferrara. Insieme colmano le lacune della Storia italiana ed europea. E per farlo hanno dovuto fare ricorso anche a materiali e fonti non tradizionali. Un lavoro prezioso, dunque, che tuttavia non ha una conclusione; oggi più che mai, infatti, siamo consci di quanto siano fragili le conquiste in tema di diritti e quanto siano invece ricorrenti e insidiose le minacce a quelle conquiste. Conoscere il coraggioso e faticoso percorso dell’uguaglianza e di certe libertà femminili è allora la base per non fermarsi, non arretrare.