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Una storia quasi perfetta

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Bianca de Zudei insegna discipline pittoriche in un liceo di Vicenza. Bionda, longilinea, di un’innata eleganza, vive in una casa di fine Ottocento, ristrutturata da poco e immersa nel verde di uno splendido giardino. Disegna, dipinge, questa è la sua grande passione. I suoi soggetti sono ispirati dalla natura: piante, fiori, elementi atmosferici. Con lei vive suo figlio, il piccolo Gabriele. La sua cartella portadisegni quadrata, fatta su misura, è sulla scrivania dell’open space dell’azienda di moda, complementi d’arredo e pregiati oggetti di cartoleria da cui è stata convocata. Le loro collezioni ogni anno stupiscono clienti italiani e stranieri. A capo c’è un uomo prestante, elegante, razionale e concentrato sul suo successo. I disegni di Bianca sono magnifici, i colori dei fiori balzano fuori dai fogli e lui inizia a fremere. Già li immagina su gonne e corpetti, lampade e quaderni. Stizzitosi per questa sua evidente reazione, cerca di controllarsi. Di solito mostra uno studiato distacco, cela il vero interesse, per poi ghermire senza pietà. Con Bianca sembra diverso: “Lei è un regalo”…

Una storia quasi perfetta, ed è proprio su questo (o quasi) che ruota il romanzo. Un amore è un quotidiano donarsi reciprocamente, ma quando è uno solo a prendere, seppur con qualche tentennamento la storia non può andare avanti. È Bianca che ce lo fa capire. Questa donna che ha già vissuto una relazione impegnativa con un suo professore all’Accademia di Venezia. Un uomo troppo adulto per lei, che le ha succhiato via la giovinezza, lasciandole però Gabriele. Figlio inaspettato ma accolto, cresciuto con amore e con l’aiuto della famiglia. I suoi disegni sono evocativi, potenti nei colori e questo conquista il seduttore. La sua corte insistente si fa via via più serrata. Da Bianca vuole l’arte, vede in lei una miniera d’oro per la sua azienda. Vuole anche la donna, che lo affascina e gli sfugge allo stesso tempo. La consapevolezza che Bianca ha raggiunto, in questo momento della sua vita, le fa accettare la presenza di quest’uomo e la storia sensuale e misteriosa che ne deriva. Vanno a Venezia, che lui peraltro odia, cenano romanticamente in collina, tutto per accontentarla fino alla firma del contratto. Dopo, iniziano le procedure di allontanamento da parte del seduttore, come sempre, come con le altre. Bianca prende coscienza, accetta e decide di andare avanti, più forte. Chi è speciale in questa storia è Gabriele, bambino di otto anni intelligente, acuto, che inquadra perfettamente il seduttore. Appellandolo in francese gli dice: “Tu es une merde, è più elegante detto così”. Il francese glielo ha insegnato suo nonno. Altre figure femminili affiancano Bianca. Sua sorella Beatrice, spalla robusta per lei e zia protettiva per Gabriele. C’è Giulia, giovane avvocato dello studio di moda, che si rivelerà fondamentale per aiutare Bianca a liberarsi del seduttore. Mariapia Veladiano è riuscita con questo romanzo a mettere in scena una vasta gamma di sentimenti. Bianca è una donna che vive il presente, fa le sue scelte ed è consapevole della propria vulnerabilità, ma decide e agisce. Il seduttore, contaminato da lei, dalla sua musica e dal suo profumo, sente il suo animo scricchiolare e un po’ della sua cinica sicurezza venire meno. Come tutti i romanzi le storie sono inventate, gli autori studiano e si preparano, ma per i nomi di piante e fiori Mariapia Veladiano non ne ha avuto bisogno: è una vera pollice verde, e il suo giardino lo dimostra.