La mezzanotte è passata già da un po’ e tutto è immerso nel silenzio. Sale scommesse, macellerie e caffetterie dormono in attesa dell’alba e a mantenere viva la capitale è esclusivamente una sala da tè, lo Spindrift. Arthie Casimir, la proprietaria, vorrebbe essere all’interno del suo locale piuttosto che per la strada, nel freddo della notte autunnale. La accompagna Jin, che rallenta il passo per adeguarsi a quello di lei. In genere Arthie non va a fare visita diretta ai clienti che hanno accumulato troppi debiti, ma in questo caso si è sentita costretta a fare un’eccezione: ecco perché è diretta verso l’abitazione del famoso Matteo Andoni. Jin lancia un fischio d’apprezzamento appena i due raggiungono la sontuosa abitazione di Andoni: il palazzo attira l’attenzione anche del passante più distratto, con le finestre ornate da lussuose cornici e la porta d’ingresso di un vivace color rosso brillante. Arthie ritiene tutta quell’opulenza null’altro che ostentazione e, nonostante Andoni sia il più famoso imbrattatele del paese, è dell’idea che “chi non ha soldi per pagare non possa bere”. Quando i due, dopo aver oltrepassato il cancello ed essere saliti attraverso lo scalone d’ingresso, arrivano alla porta, vengono accolti da un maggiordomo, che non appare certo entusiasta della visita. Ma non ha neppure il tempo di fermare il loro ingresso: un istante e Jin ad Arthie sono all’interno, dove li accoglie un uomo allungato su un divano, un braccio appoggiato allo schienale e le maniche arrotolate fino ai gomiti. Niente affatto preoccupato. Matteo Andoni li stava attendendo. Lo dimostra il fatto che su un tavolino, davanti a lui, ci sia una borsa che Andoni prende e offre ad Arthie non appena lei gli chiede la restituzione del denaro che le è dovuto. Andoni, quindi, non è a corto di soldi. Niente affatto. Ha semplicemente piazzato la sua esca e Arthie è venuta a verificare di cosa si tratti, dopo aver raccolto tutte le informazioni utili riguardanti quel singolare personaggio…

Hafsah Faizal è una scrittrice americana di fantasy YA il cui precedente lavoro, Catturiamo la fiamma, ha venduto centinaia di migliaia di copie nei Paesi in cui è stato pubblicato. Questa volta, nel primo volume di una nuova dualogia, l’autrice ambienta la storia nello stesso universo del romanzo precedente, ampliandolo e permettendo al lettore di conoscere una sorta di Inghilterra fantasy e steampunk, ispirata in gran parte al periodo vittoriano. Qui si muove Arthie, giovane rifugiata proveniente dallo Sri Lanka, costretta a fuggire dalla sua terra a seguito dell’arrivo di nuovi colonizzatori e naturalmente desiderosa di trovare una sorta di rivalsa nei confronti di ciò che il destino le ha riservato. Apre quindi una sala da tè che, di notte, cambia abito e si trasforma in una casa del sangue illegale, popolata di vampiri. Quando qualcosa – o meglio qualcuno – minaccia i suoi affari, Arthie deve chiedere aiuto agli emarginati più scaltri della città, cercando di distinguere chi è davvero dalla sua parte da chi invece fa il doppio gioco, prima che sia troppo tardi. Uno urban fantasy adrenalinico, carico di colpi di scena, quasi completamente focalizzato sulla protagonista – che, se si vuole trovare un elemento di debolezza nel romanzo, è un po’ troppo perfetta – che racconta la differenza tra ciò che appare e ciò che davvero è, parla di sacrificio e senso della giustizia, di determinazione e coraggio, di giochi di potere e segreti e sa essere, in alcune sequenze narrative, anche poetico. Naturalmente, trattandosi del primo capitolo di una serialità già progettata da parte dell’autrice, non tutti i nodi narrativi trovano risoluzione e il livello di curiosità del lettore resta alto, in attesa della prosecuzione della storia.