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Una vita in parole

Una vita in parole

In Sunset Park di Paul Auster, uno dei personaggi, Morris Heller, scrive sul suo diario: “Gli scrittori non dovrebbero mai parlare con i giornalisti. L’intervista è una forma letteraria deteriore che non serve a niente, tranne a semplificare quello che non dovrebbe mai essere semplificato”. Eppure Auster accetta di farsi intervistare. “Heller si riferiva alle interviste brevi e superficiali a cui gli autori si sottomettono per compiacere i loro editori, su quotidiani e riviste, alla radio, in televisione e su internet: i cosiddetti media a larga diffusione. Certe conversazioni sono inevitabilmente legate al commercio, alla promozione dei libri”, spiega. E aggiunge, rispetto alla sua interlocutrice. “Per fortuna lei non è una giornalista. È una lettrice seria, una docente di letteratura, e quando mi ha proposto di partecipare a questo progetto, che ha definito una «biografia della mia opera», mi sono incuriosito”. Per Auster, questo progetto è un’occasione per fare chiarezza, essenzialmente per due ragioni. Nel suo lavoro non mancano alcune opere autobiografiche ma non sempre la critica le ha riconosciute come tali e questo è un aspetto che lui vorrebbe fosse chiaro una volta per tutte. “Esplorare quei ricordi mi era costato una gran fatica spirituale, avevo sgobbato così tanto per essere sincero con quello che scrivevo, e a vederlo tutto trasformato in una specie di ingegnoso gioco postmoderno sono rimasto confuso. Come si fa a prendere una simile cantonata? Perciò vorrei rendere noto, una volta per tutte, e vorrei dichiarare che i miei romanzi sono opere di finzione e i miei testi autobiografici non sono opere di finzione”. E poi l’altro obiettivo è quello di fugare ogni dubbio o pregiudizio rispetto a sua moglie, Siri Hustvedt. “Da tempo circolano – sui giornali e su internet – parecchie idee sbagliate secondo le quali sono stato io a farle conoscere Freud e la psicoanalisi, a insegnarle tutto quello che sa di Lacan, a iniziarla alle teorie di Bachtin, e via dicendo. Sono tutte falsità. [...] Siri è una delle menti migliori che io abbia mai conosciuto. È lei l’intellettuale della famiglia, non io, e tutto quello che so di Lacan e Bachtin, per dire, l’ho imparato direttamente da lei”...

Due anni d’interviste, suddivise in due parti, dopo un prologo chiarificatore, una dedicata agli scritti autobiografici - L’invenzione della solitudine, Ritratto di un uomo invisibile, Esperimento di verità, Sbarcare il lunario, Diario di inverno, Notizie dall’interno – e l’altra a tutti i romanzi. Inge B. Siegumfeldt incontra Paul Auster nel maggio del 2011, quando il celebre scrittore si reca in visita al suo ateneo, l’Università di Copenaghen, che in quell’occasione gli conferisce la laurea ad honorem. Hanno modo di conversare e lei coglie l’occasione per fargli una richiesta. “Durante la pausa, gli ho fatto presente la necessità di una lettura attenta e concentrata delle sue opere che fosse sensibile alla qualità della scrittura e fedele alle parole sulla pagina. Evidentemente abbiamo posto le basi per approfondire il discorso perché alcuni mesi dopo, quando gli ho proposto di intraprendere insieme questo progetto, ha accettato. «Forse è ora di parlare», ha detto, e abbiamo iniziato quello che sarebbe diventato un grandioso viaggio di due anni fra i suoi ventuno testi narrativi, uno dietro l’altro, a partire da un’ampia varietà di prospettive”. Da lì l’inizio di un viaggio affascinante nella mente e nella penna di un grande scrittore americano, nella sua vita, raccontata attraverso il filtro delle sue opere, e nel suo lavoro, indagando quel meccanismo oscuro, complesso e fortissimo che guida la letteratura. “Ho sempre voluto scrivere quello che mi sembra bello, autentico e valido, però m’interessa anche inventare nuovi modi per raccontare una storia. – scrive Auster - Io volevo rovesciare le cose. Immagino sia una posizione tremendamente ambiziosa: non essere soddisfatti delle convenzioni, giocarci ogni tanto e poi smascherare le norme tradizionali e forzarle oltre i limiti”. Un libro – intervista in cui questa volta Auster è protagonista invece che autore, raccontando sé stesso e la sua opera.