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Uno zaino per Leopoli

Uno zaino per Leopoli

Giacomo come ogni mattina sta raggiungendo il suo posto di lavoro in macchina, mezz’ora di tragitto tra Milano e provincia, quando dalla radio apprende la notizia che era nell’aria da tempo: è il 24 febbraio 2022, l’Ucraina è stata invasa dall’esercito russo. La mente di Giacomo è occupata per giorni dal pensiero di quella guerra così vicina e dalla consapevolezza che l’ennesima fase di violenza e il ciclico ripetersi dei conflitti si sono avviati. Quando si presenta l’occasione di mettersi in gioco e di aderire all’iniziativa #stopthewarnow, Giacomo non si tira indietro e coinvolge anche il suo compagno Edoardo, con cui da pochi mesi si è unito civilmente. La Comunità Papa Giovanni XXIII, con cui Giacomo aveva collaborato in passato in un progetto di mediazione di conflitti in Albania, sta infatti organizzando una Carovana della pace per prestare soccorso ai civili e per aiutare a lasciare il paese chi si trova nella condizione di farlo. Nel giro di pochi giorni Edoardo e Giacomo prendono accordi, conoscono i compagni di viaggio e preparano il loro bagaglio, diretti a Leopoli. La squadra, formatasi dopo alcune tappe, pur molto eterogenea, trova un forte affiatamento, soprattutto grazie a Michela e don Adamo, che si dimostrano subito disponibili a condividere con i due giovani le motivazioni più o meno consapevoli di tale viaggio e le paure più profonde. Stretti per ore e ore nello stesso furgoncino, i partecipanti a questa missione si specchiano l’uno nell’altra, riconoscendo nel compagno la spinta interiore che li ha mossi in aiuto del popolo ucraino, ma anche gli interrogativi esistenziali che ognuno porta con sé...

Giacomo Bandini è nato a Busto Arsizio nel 1993. Ha coordinato per alcuni anni un progetto di mediazione dei conflitti in Albania con l’Operazione Colomba, Corpo Nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII. Uno zaino per Leopoli è il resoconto in prima persona del viaggio compiuto dall’autore tra il 30 marzo e il 3 aprile 2022 attraverso Slovenia, Ungheria, Slovacchia e Polonia per raggiungere Leopoli, all’interno di una carovana di aiuti umanitari partita da Gorizia con sessanta mezzi e duecento persone circa. Oltre al racconto e alla descrizione delle varie fasi di questa missione, fin dalle prime pagine ci si accorge che il viaggio non è solo quello concreto vissuto dal protagonista, ma anche, e soprattutto, un percorso tra i nodi della sua interiorità che si interroga sulle motivazioni dell’accettazione di un compito tanto delicato, attraversando le sue incoerenze e fragilità. Lo “zaino” per Leopoli che ciascuno dei partecipanti porta con sé assume allora un significato simbolico: diventa il bagaglio dei propri interrogativi, delle proprie crisi e delle proprie debolezze, a cui ognuno cerca di far fronte con consapevolezza e autenticità. Le pagine più toccanti sono quelle dedicate al ricordo delle tante persone incontrate e dei tanti volti incrociati tra le vie del centro storico di Leopoli - L’viv in ucraino - o ai posti di blocco di frontiera. Ancor più emozionante è il racconto dei gesti di generosità dei cittadini ucraini, capaci di condividere quel poco di chi ha lasciato tutto con i volontari venuti in loro soccorso, compiendo così loro stessi il miracolo più grande descritto nei Vangeli, “mettere in comune ciò che si possiede, così che sembrerà a quel punto moltiplicarsi”. A tenere insieme i pensieri del protagonista è sicuramente lo sforzo morale di dare un significato concreto al concetto di “pace”, spesso banalmente sbandierato per placare le coscienze: la pace riguarda ciascuno di noi e deve passare prima di tutto dalla “scelta radicale del perdono”, essa rappresenta “un’arte più che un obiettivo”, con lo scopo di lenire le ferite dell’altro, ma ancor prima le proprie. L’unica strada percorribile, quindi, per avviare un cammino di pace e di riavvicinamento è quella del perdono tra popoli da sempre fratelli. Non si può tacere, però, che le riflessioni lucide e il messaggio importante del testo non sempre riescono a cancellare quell’impressione di autoreferenzialità presente in molte pagine del libro.