“Così sì inizia l’Odissea, con un figlio che va in cerca di un genitore assente”. È l’Odissea l’argomento del seminario a cui Ted, studioso di lettere classiche, invita il padre ottantunenne a partecipare. Suo padre Jay ha sempre avuto una precisa opinione in merito all’eroe omerico “Odisseo, in realtà non è un “vero” eroe (perché, diceva, è un bugiardo e tradisce la moglie!)”. Inizia così il viaggio di Ted e suo padre: per Ted viaggiare non è una novità, lui è sempre in movimento e continuo spostamento tra la casa di famiglia nel New Jersey, quella di New York e il college in cui insegna, mentre suo padre abita da quasi tutta la vita nello stesso posto ma ora, ogni settimana, prenderà la macchina o il treno per arrivare dalla sua casa nei sobborghi di Long Island fino al college in cui insegna suo figlio. Jay conosce l’Odissea e come dice a suo figlio “Ho pensato che era un’occasione per rileggerla prima di morire”. Ma la vera occasione è quella di conoscersi e conoscere l’altro. Ted e Jay viaggeranno come Telemaco e Odisseo, Ted e Jay andranno alla ricerca l’uno dell’altro come Telemaco e Odisseo. Il seminario prima e la crociera “d’istruzione” sulle orme di Odisseo poi, faranno emergere un padre diverso e sconosciuto al figlio: brillante, spiritoso, socievole, divertente, amante della musica, ma come dice Ted, “forse quel vecchio gentiluomo canterino che sapeva essere così affabile e divertente con dei perfetti sconosciuti su una nave in mezzo al mare, era la persona che mio padre avrebbe sempre voluto essere. O forse era sempre stato, ma solo con gli altri”. Il viaggio di Ted e Jay avrà un epilogo diverso da quello di due personaggi omerici: Ted e Jay non arriveranno a quella che è la meta più famosa nella storia della letteratura e per usare le parole di Ted, “la nostra odissea l’avevamo vissuta, per la durata di un semestre avevamo navigato insieme, per così dire, attraverso quel testo, un testo che a me, lì seduto a osservare la figura immobile di mio padre, sembrava sempre più relativo al presente e meno al passato”...

È un percorso parallelo quello di Odisseo e Telemaco e di Jay e Ted: è la ricerca della conoscenza di sé e dell’altro. La conoscenza è un viaggio e in questo romanzo, anche autobiografico, Daniel Mendelsohn di viaggi ne racconta tanti: quelli avventurosi di Odisseo e Telemaco per mare e in terre lontane, quelli di Ted che per insegnare si sposta incessantemente da un luogo ad un altro, quelli di suo padre che in treno, ogni settimana, va a frequentare il seminario tenuto dal figlio fino alla crociera che insieme li porterà sulle orme di Odisseo e Telemaco. La storia dell’eroe di Itaca (anche se per il padre di Ted, Odisseo non è esattamente un eroe!) va di pari passo con la storia di Jay. La composizione ad anello in cui il narratore comincia a raccontare una storia per poi interrompersi e riandare ad un momento precedente, ci porta avanti e indietro nelle vite dei protagonisti e di volta in volta, rivela loro nuove verità. L’Odissea non è solo una storia di mariti e mogli. È anche e forse ancor più, una storia di padri e figli. È una storia di viaggi e di conoscenza, è una storia di miti - di quelli veri - che proprio per loro natura ci raccontano e rivelano qualcosa di noi e dell’altro. I binari della narrazione mitologica e personale corrono paralleli, si susseguono, si intrecciano, si sovrappongono fino a ricongiungersi nella scoperta del sé più autentico, complesso e ricco di sfaccettature e, come dice Ted, “È questo il motivo per cui sento di non aver mai davvero conosciuto mio padre finché non ho cominciato a leggere seriamente i classici”.