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Uomini senza tombe

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Semir Numić, giovane da poco diplomato, viene assunto presso una casa di cura quale factotum. A farlo assumere - cosa che per un disoccupato di Novi Pazar, Serbia, è davvero oro colato - è il direttore, perché ha perso a carte con Clark (soprannome, tratto da Clark Gable, di un incallito giocatore d’azzardo locale). Clark non ha voluto soldi dal direttore sconfitto, ma ha preferito far assumere Semir per il rispetto che doveva al padre di lui, Numan Numić. Un uomo, in realtà, pressoché insignificante se si guarda all’intera sua vita, ma di una levatura morale e di un coraggio assoluti se si guarda ai suoi ultimi 47 giorni di esistenza ed alla sua morte. È l’inizio di un percorso a ritroso che porterà Semir, fortemente balbuziente dalla nascita ed ora appena entrato nell’età adulta, ad approfondire, attraverso le testimonianze e i racconti di tutti coloro che avevano conosciuto suo padre, gli ultimi 47 giorni di vita di Numan, costretto ad una fuga disperata perché autore di un pluriomicidio passionale; a tale epilogo l’ha portato l’orgoglio, ferito da una promessa di matrimonio violata dalla donna che amava. Questo percorso si interseca con tragicomiche esperienze del giovane nello sport (prima calcio, poi boxe, poi giavellotto), con i primi abbozzi di rapporti con l’altro sesso, l’amore per poesia e letteratura d’ogni nazione, compreso l’Oriente, grazie alle biblioteca di paese, e infine, soprattutto, con la nascita della passione per lo scrivere, sviscerata in ogni sua possibile origine e nei possibili dettami che dovrebbero accompagnare poesia e prosa, con un occhio ai grandi del passato ed un altro al proprio cuore e alla propria ispirazione. Nel cercare di riportare sia i fatti della Seconda guerra mondiale - ed in particolare gli eccidi del 1942 in Serbia, in cui perse la vita suo nonno - sia i fatti inerenti la fine di suo padre con il massimo possibile di verità storica, quasi fosse un cronista, Semir finirà, invece, per scoprire altre e diverse verità, sul momento della sua nascita, su suo padre, su se stesso….

Nella pulsante e multiforme varietà di vita che lo caratterizza, nella molteplicità e bizzarria dei personaggi che lo popolano, questo splendido romanzo, che l’autore ha scritto in più fasi, cominciando le ricerche storiche addirittura nel 1990, per poi finire l’ultima stesura esattamente trent’anni dopo, colpisce e convince fino in fondo, entusiasmando come pochi lavori negli ultimi anni. Merito anche della capacità, frequente, di condensare in modo splendido mille riflessioni in una sola immagine poetica, o dell’abilità di saper spiegare cos’è la scrittura, sia per chi prova a divenire autore sia per l’universo che lo legge. In quest’opera – che forse avrebbe meritato un titolo italiano differente, poiché quello prescelto fa pensare quasi solo alla guerra, tema presente sì ma tutt’altro che in modo dominante nella vicenda - c’è tutto ciò che si può chiedere ad un libro, senza alcun confine di genere: lo abitano il sangue, il mistero, l’eroismo, l’etica, la magia e la superstizione, le tradizioni orali, la guerra, la violenza, la sopraffazione, il sesso brutale e la scoperta dell’amore. Tutto ciò determina la formazione di un ragazzo che diviene uomo facendo i conti col proprio passato e tentando di superarlo, soprattutto grazie all’ispirazione ed alla scrittura. Ci si augura davvero che il non più giovanissimo autore scriva ancora tanto, visto tutto ciò che è stato in grado di condensare in queste pagine, che sono 260 ma che il lettore desidererebbe, invece, infinite.