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Uomovivo

Uomo vivo
Sulle alture di Londra, là dove la città si inerpica e pare scoscesa quanto Edimburgo, in quell’angolo dell’Inghilterra edoardiana chiamato Baita Svizzera, un vento maestoso e improvviso si alza e scuote come un’onda gioiosa esseri e cose. Il vento afferra tutto con violenza incontenibile, gonfia le magliette stese in fila ad asciugare in un misero cortile, divenuto il teatro di una stramba performance di magliette animate, scuote le cime degli alberi e solleva in alto  come una mongolfiera un’amaca e la ragazza che vi è distesa. Come un messaggero dell’Olimpo, il boato volante raggiunge infine l’estremità a occidente della lunga serie di alte case grigie poste sull’altura londinese: è lì Casa Beacon, la pensione di proprietà della inetta signora Duke, per sua fortuna supportata nella gestione dell’impresa dalla solerte nipote, la giovane Diana. È intorno a lei che ruota tutta la casa, come assicurata ad un perno d’acciaio. Capelli scuri, alta, sottile e col profilo aquilino, Diana Duke appartiene a quel genere di persone talmente diligenti che più che comandare ubbidiscono  a se stessi. Sono cinque habitué gli ospiti della pensione, ostinatamente immersa in un grigio e annoiato torpore, appena scosso dalle raffiche impetuose di luce e di aria che quel vento prepotente porta con sé. Rosamunde Hunt, una modesta ereditiera, con dama di compagnia al seguito, è giovane, cordiale, nubile e di aspetto piacevole; pur avendo uno stuolo di corteggiatori, non si è mai sposata, forse, per quel suo modo di essere ad un tempo alla mano, eppure, inavvicinabile. Il dottor Warner è un giovane e ricco uomo di scienza, stimato e conosciuto per la sua audace pubblicazione sulla probabile percezione del dolore negli organismi inferiori. Si trova a Casa Beacon su invito di Arthur Inglewood, bello e scialbo, quel tipo di persona che sembra condannata ad essere piacente e insignificante. Nutre un amore segreto per Diana ed un senso di inadeguatezza che gli impedisce di sondare i sentimenti della giovane e lo schiaccia sulle sue due uniche passioni, il ciclismo e la fotografia. Ci sono altri due ospiti della pensione, il giornalista Michael Moon, un irlandese alto e magro, viso lungo e sguardo ironico e Moses Gould, piccolo e vivace, segue come una scimmia ammaestrata il suo amico Michael. In un giorno di ordinaria noia quotidiana, annunciato da un sussulto d’aria e da un panama bianco svolazzante per aria, giunge nella intorpidita Casa Beacon la corpulenta presenza di Innocent Smith. Si muove con l’agilità di un saltimbanco e parla con tono affannato; i suoi commenti sono fiumi di immagini più o meno sensate, più spesso senza relazione fra loro. Attrae come un centro di gravità il signor Smith e in poco tempo, tutti gli abitanti della pensione si ritrovano a dipendere da lui, dal suo modo di pensare e guardare alla vita, offrendo prospettive nuove per ammirare cose note. È come un “uomo passato dall'infanzia alla maturità senza conoscere quella crisi di gioventù in cui la maggior parte degli uomini diventano vecchi”, è un vento impetuoso che ravviva la realtà e mette a soqquadro la casa popolata da persone che, in fondo, hanno rinunciato ad essere vive. Ma chi è veramente il misterioso Innocent Smith? Un matto? Un criminale? O forse, un angelo piovuto dal cielo per ridare colore al cortile ingrigito di Casa Beacon e ai suoi abitanti?
Gilbert Keith Chesterton, scrittore e giornalista inglese vissuto nel periodo compreso tra la fine del XIX secolo e la prima metà del Novecento, pubblicò per la prima volta Manalive - Le avventure di un uomo vivo nel 1912; nello stesso periodo stava scrivendo anche i racconti di Padre Brown, che grazie alla trasposizione televisiva, lo resero noto al grande pubblico. Convertitosi al cattolicesimo nel 1922, Chesterton, la cui filosofia dell’ottimismo pervade ogni opera, si è meritato il titolo di Difensore della fede. Uomovivo, definito un romanzo filosofico, è quasi un monito a riscoprire la meraviglia di ciò che appare scontato. Innocent Smith porta con sé e apre davanti al lettore il bagaglio dell’ottimista, ha la straordinaria, eppure umana capacità di “trasformare ogni secondo di vita nel paese delle meraviglie, semplicemente facendo un passo fuori dal sentiero battuto”.  Tutti i personaggi descritti nel racconto sono l’esemplificazione di un’idea e non sfaccettate entità psicologiche. L’insieme dei concetti incarnati è funzionale allo sviluppo della storia e alla  dimostrazione del pensiero di Chesterton, nonché alla definizione della morale conclusiva. ”Solo quando si naufraga davvero, si trova ciò che i vuole davvero. Quando ci si trova davvero su un’isola deserta, ci si accorge che non è affatto deserta […]. La vera difficoltà dell'uomo non è di godere i lampioni o i panorami, non di godere i denti di leone o le braciole, ma di godere il godimento, di mantenersi capace di farsi piacere ciò che gli piace”.