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Urbs sanguinum

Urbs sanguinum

Peppiniello è riuscito a recuperare il prezioso reliquiario contenente le due ampolle di vetro – una delle due contiene, si dice, il sangue di Santa Patrizia –, e lo ha portato a Umberto Cimino. Senza sapere di aver toccato un punto sensibile, il ragazzo ha scherzato sulla somiglianza tra il sotterraneo ove l’uomo e la sua famiglia vivono e le catacombe: quella stanza oscura in cui ha consegnato l’oggetto è solo l’ingresso di una dimora, con saloni “vasti come cattedrali” che restano per lo più deserti, a causa dell’umidità e della malinconia che sembra pervaderli, situati ancor più in profondità: un palazzo costruito nelle viscere di Napoli… Maria siede alla finestra della sua camera nell’ospizio; non appena sente andar via la Caposala Teresa, si mette al lavoro all’uncinetto; Teresa è una presenza invadente: mette le mani tra gli oggetti personali di Maria, e quando esegue la terapia fisica, è sempre più ruvida di quanto dovrebbe, lasciandola indolenzita dopo ogni seduta. Per fortuna non tutti sono come lei. Pietro, che le porta i vassoi dei pasti e le rassetta il letto, è sempre gentile. Ma nemmeno a lui, a cui ha promesso una sciarpa, mostra quel che sta tessendo. Gli ha però detto delle tre regole: non si lasciano mai un neonato, una torta o una sfera di cristallo in pieno sole; tutto quel che si fa, torna indietro, moltiplicato per tre; e infine, si paga per quel che si compra… Per spiegare il crollo del ducato di Merania si parlò di una malattia ignota, o forse degli effetti diffusi di un qualche tipo di veleno. Ma nessuna delle voci era lontanamente vicina alla verità. Tutto ebbe inizio quando a Reinhard, il più valoroso cacciatore dell’Impero, il Duca affidò una missione: trovare e uccidere la Donna Cervo, “una donna coperta di pelo, con palchi da cervo e artigli” più lunghi di quelli di un orso… È una bella mattina di un sabato d’estate quando Tommaso, 14 anni, inseguito da Miriam inciampa in una radice e cade in un pozzo. Sul fondo c’è una porta: si apre, e Tommaso si ritrova nell’Altra Terra. Anche Miriam lo segue, a breve distanza. Ci resteranno per due anni… Si chiama Eris. È un’architetta di narrazioni virali. Un tempo lavorava per Firewall, in un grattacielo senza finestre: “una fortezza. Un mausoleo. Una prigione. Un vuoto”. Un edificio progettato per assorbire la luce di giorno, senza rifletterla. Nell’atrio, una statua immensa di Prometeo incatenato, il fegato offerto al becco dell’aquila. Al centro del grattacielo, visibile da ogni ufficio, c’era la struttura che gli dava il nome: la Piuma. Una “guglia slanciata, affilata e chilometrica, piena di una sostanza sconosciuta”. Secondo qualcuno si trattava di materia oscura. Di certo era in grado di deformare il tessuto spazio-temporale. E Firewall ne aveva il controllo: poteva usarla per riscrivere mattoni di realtà. E questo era il compito di Eris: riscrivere la realtà. Adesso è in fuga da loro, dopo che hanno cancellato Lazzaro, il suo unico amico. Lei sa: è arrivato il suo turno. I censori stanno per cancellare anche lei… Mister Rayleigh si aggira nervosamente sulla banchina della stazione di Coimbra. Il treno è in ritardo. Alla stazione di Oporto lo attende il suo amico Arthur Wellesley, Visconte di Wellington. Rayleigh sa che, se non arriverà in tempo, Wellesley partirà senza di lui, sulla nave con cui risalirà il corso del fiume Douro. Quel che Mister Rayleigh non sa, è che ha semplicemente sbagliato stazione. E che questo errore sta per mettere in moto una serie di eventi che gli cambieranno la vita… Sono trascorsi otto anni da quando è stata promulgata la Legge Europea sul controllo demografico, sulla spinta della crisi energetica e della carestia. Ogni Stato membro aveva dovuto rispettare quote demografiche basate sulla produzione alimentare interna. L’Italia era stata costretta ad accettare una quota talmente bassa da dover ricorrere all’eutanasia dei più anziani e all’aborto imposto alla maggioranza delle donne in stato di gravidanza. Di fronte a quell’orrore, con un tempismo che a molti era apparso sospetto, una società aveva brevettato un’unità hardware, lo Psicochip, su cui poter replicare gli schemi neuronali dei cervelli di quelli che erano stati ribattezzati Non Nascituri (NN); programmi di Intelligenza Artificiale avrebbero poi girato su quelle matrici per consentire lo sviluppo dell’architettura neuronale. Tina era incinta di sette mesi quando le fu comunicata la possibilità di entrare nel programma dei Non Nascituri. Accettare di abortire e di riversare il cervello di suo figlio su uno Psicochip le era costato la fine del suo rapporto con Marco. Tina si era così ritrovata ad essere la madre single di Primo. I test cognitivi compiuti su suo figlio hanno dato risultati impressionanti. Primo eccelle in Empatia, Socialità, Etica, e i voti riportati mostrano una strada che porta dritta alla carriera medica. Ma ha scarsa autoconsapevolezza, e non vuole fare il medico. Primo vorrebbe solo partecipare al saggio di fine anno della scuola, in cui verrà messo in scena il musical Cantando sotto la pioggia: lui adora i musical…

Pubblicata con il patrocinio del 25° Lucca Comics & Games, l’antologia contiene i racconti vincitori della XXXI edizione del Trofeo RiLL – Riflessi di Luce Lunare – e di alcuni premi letterari esteri gemellati (lo spagnolo premio Visiones, il portoghese premio Ataegina, la sudafricana NOVA Short Story Competition, l’australiana Horror Short Story Competition); infine i testi premiati al concorso SFIDA, riservato ai finalisti del trofeo RiLL, che ha voluto nel 2025 rendere omaggio a Italo Calvino, nel quarantennale della sua scomparsa, e ha richiesto ai partecipanti di lasciarsi ispirare dalla frase “la fantasia è un posto dove ci piove dentro”, tratta dal capitolo Visibilità delle Lezioni americane. La raccolta, tra molte luci e qualche risultato meno convincente, offre un interessante spaccato sulla scrittura di genere contemporanea, e permette al pubblico dei lettori e degli appassionati di conoscere autori emergenti – non solo italiani – che, in diversi casi, dimostrano capacità narrative che fanno presagire potenzialità in fieri di rilievo. Il racconto che dà il nome alla pubblicazione, vincitore della XXXI edizione del Trofeo RiLL è Urbs Sanguinum, di Emanuele Arciprete, classe 1990, libraio, poeta, videomaker, che, con un’originalissima variazione sul tema vampiresco, rende omaggio a Napoli, sua città natale. Andrea Porcu, veronese di nascita, cultore di narrativa fantasy e giochi di ruolo, e Mauro Bennici, palermitano trapiantato a Torino – si occupa di Intelligenza Artificiale – ambientano le loro storie (rispettivamente Quando venne la pioggia e I violini d’autunno) in futuri post-apocalittici che appaiono al lettore fin troppo verosimili. Marta Bonaventura, romana, traduttrice, scrittrice appassionata di letteratura cyberpunk e narrativa distopica, da tempo trasferita a Londra, voce tra le più interessanti presenti in questo volume, firma ben due storie della raccolta: La seconda regola – con cui si è aggiudicata il terzo posto al Trofeo RiLL –, un racconto di bambole e stregoneria caratterizzato da una sensazione perturbante che si insinua in modo lento nel corso della lettura, per sfociare in un finale dalle chiare tinte horror, e Tornando a casa, premiato al concorso SFIDA (già vinto nel 2023 dalla stessa autrice con il racconto Petricore), una bella variazione sul tema dei rapporti oscillanti tra odio e amore che si trascinano per anni, e che, nella narrazione, superano i confini degli universi. Il padovano Giorgio Smojver, classe 1950, per oltre trent’anni coordinatore del sistema bibliotecario del Comune di Padova, autore di romanzi fantasy e a sua volta curatore di antologie di racconti, ne La Donna Cervo scrive una fiaba dal sapore antico, in cui declina il mito dell’uomo selvatico, figura e simbolo archetipico diffuso in molte tradizioni e culture, riprendendo figure presenti nelle mitologie dei nativi americani e in quelle celtiche. Antonio Garber ha vinto il Premio Visiones 2025 con L’assioma di Prometeo, in cui sembra fondere suggestioni da Matrix e dall’orwelliano 1984, donando al lettore una trama potente ed evocativa che avrebbe forse meritato maggior sviluppo, e che si può facilmente prestare a trasposizioni su altri media. Se in Tutto va ricominciato, Wayne Hotu – autore e sceneggiatore Maori –, riesce nella difficile impresa di fondere note pulp ad accenti malinconici nel suo racconto incentrato su un loop temporale, Ana Rita Garcia – nativa di Lisbona, classe 1988 –, dà un tocco steampunk a Lo strano caso di Mister Rayleigh. I timori legati al cambiamento climatico dominano anche L’ultimo a uscire spenga la luce, la storia centrata sull’evoluzione di Philip Machanick, sudafricano, attivista ambientalista con alle spalle un dottorato di ricerca in Informatica, che riporta le paure moderne ad un’epoca antica, e gli altri due racconti del concorso SFIDA contenuti nell’antologia. Ne Il colore del cielo, Antonella Mecenero – che ha all’attivo già diverse pubblicazioni nella collana “Il Giallo Mondadori” e la raccolta di storie fantasy La spada, il cuore, lo zaffiro (RiLL edizioni) – riflette sull’irrigidimento della struttura classista della società in un futuro dominato da condizioni ambientali estreme. Nel suo malinconico e terribile Cantando sotto la pioggia – forse il migliore della raccolta, assieme al citato L’assioma di Prometeo – Francesco Pone, napoletano di origine, insegnante di Storia e Filosofia, pone al lettore interrogativi etici con cui tutti noi potremmo dover avere a che fare in un futuro non così lontano.