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Vatican Tabloid

Vatican Tabloid

Città del Vaticano, giorni nostri. Pietro Secondo, al secolo Warren Hamilton, sbircia dalla tenda Piazza San Pietro gremita di fedeli e di bandiere di ogni Paese. Un coro di voci stonate e disordinate che accompagnano una chitarra arriva appena percettibile attraverso i vetri blindati. Apre la finestra e si affaccia suscitando un boato, leva un braccio e lo muove appena e di rimando la piazza ondeggia in una ola da stadio. Lo acclamano, urlando il suo nome, simbolo di un nuovo inizio per la Chiesa, una svolta necessaria a salvarla dal collasso imminente, ormai “in bilico tra il buonismo new age e il fanatismo della messa in latino”. Saluta la folla e chiude la finestra, concedendosi qualche minuto tra i suoi pensieri. Da tre mesi indossa l’anello piscatorio, eletto dopo la morte improvvisa del favorito, segretamente eliminato dai terroristi islamici: una manovra impensabile e quindi perfetta, architettata ad arte per coprire una società tra Papato e ISIS di cui Hamilton deve fare da prestanome e soprattutto la gran quantità di denaro in ballo. Ma Pietro Secondo ci crede davvero alla ripartenza, all’apertura mentale necessaria per riguadagnare un terreno perso con la rigidità dei conservatori: il mondo sta cambiando e occorre stare al passo per non finire in bancarotta. A distrarlo dai suoi pensieri il capo dell’ufficio corrispondenza che gli porta una lettera appena arrivata e che deve essere vista personalmente dal Papa: una sola terribile riga di minaccia che mette in moto una macchina rapida e perfettamente organizzata...

Secondo volume di una trilogia, Vatican Tabloid si sviluppa attorno a un cold case di cronaca italiana reale: la sparizione di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori nel 1983, un mistero ancora insoluto. Attorno al fatto si sono affollate diverse teorie che hanno visto coinvolti dal Vaticano ai Servizi segreti, dalla Banda della Magliana al terrorismo internazionale, senza che fosse mai scoperta la verità. Pietro Caliceti riprende la vicenda, mixando sapientemente fatti reali ed elementi inventati, ma dopo un lavoro di ricerca durato due anni (le cui fonti sono consultabili sul suo sito – www.pietrocaliceti.com). Un palese riferimento al romanzo American Tabloid di James Ellroy, come l’autore stesso conferma in un’intervista: infatti fa ripetere diverse volte ai suoi personaggi che il caso Orlandi è il “caso Kennedy” italiano, per i molti punti in comune. Lo stile è asciutto, diretto e di taglio “giornalistico”. I dialoghi sono realistici e ben costruiti, così come i personaggi sono sfaccettati e tridimensionali (sia quelli esistiti-esistenti che non), ma la narrazione salta qui e là da una scena all’altra, stordisce, richiede estrema attenzione ed è difficile tenere il passo nonostante sia perfetta per creare un senso di attesa e suspence. Anche i capitoli brevi intitolati con riferimenti temporali danno ritmo alla lettura. A tratti scorrevole e avvincente, a tratti meno. Il romanzo si muove tra passato e presente, su due piani narrativi che si rafforzano a vicenda, alla ricerca della verità inafferrabile: come insegnano i filosofi otto- novecenteschi, la verità non è assoluta ma soggettiva, e anche nel romanzo è impossibile “dire dove finiva la verità, e dove iniziavano le menzogne”. Gli elementi della storia sono aderenti ai fatti che racconta: politica, denaro, corruzione, complotti, servizi segreti, intrighi di potere... Impossibile (?!) credere che la Chiesa sia capace di simili nefandezze. Troppe sono le cose da spiegare, necessarie per capire il contesto e alcuni passaggi un po’ specifici (dinamiche interne, rapporti, ruoli) ma appesantiscono la narrazione e distolgono l’attenzione, tagliarle lo avrebbe alleggerito ma forse avrebbe reso difficile la comprensione di alcuni passaggi, compresi i riferimenti finanziari, pane quotidiano per Caliceti, avvocato specializzato in materie finanziarie e societarie a livello internazionale, un po’ meno per il lettore.