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Vedere con il cuore

Vedere con il cuore
Sette anni in Tibet. Tanto è servito ad una ragazza tedesca non vedente, Sabriye Tenberken, per dare vita a una scuola in cui insegnare ai bambini a leggere in Braille, organizzare una fattoria dove i giovani che hanno perso la vista imparano a fare gli agricoltori e gli allevatori, scalare l’Everest insieme a sei bambini anche loro ciechi. Nata a Colonia nel 1970, Sabriye Tenberken ha perso la vista a dodici anni per una retinite pigmentosa. Quando la sua vista ha cominciato a peggiorare, la vita di una ragazzina come tante è rimasta sospesa tra la paura di non poter avere un'esistenza normale, il timore della discriminazione e della solitudine. “Un giorno ho incontrato una ragazzina che non vedeva più o meno come me; quando parlava di se stessa diceva di essere cieca. Lei sapeva come definirsi. Da una presa di coscienza è cominciata la mia seconda vita”. Frequenta il liceo per non vedenti e durante una gita scolastica partecipa ad una mostra sul Tibet. Se ne innamora. Studia Tibetologia all’Università di Colonia; impossibile per lei leggere i testi in tibetano. Anzi: difficile, ma non impossibile. Per potersi laureare decide di trasporre in Braille i testi che deve studiare. Studiando apprende che in Tibet su una popolazione di due milioni e mezzo di abitanti circa diecimila sono non vedenti; il dato potrebbe essere sottostimato per via della difficoltà di censire tutti i casi. Le radiazioni ultraviolette dovute all’altitudine, la fuliggine nelle case prodotta dalla combustione di carbone, la carenza di vitamina A causata da una dieta povera di carne, pesce e latticini sono ritenute una delle cause principali dell’insorgenza di disturbi come la retinite pigmentosa che porta, progressivamente, alla cecità. Questa informazione è folgorante per Sabriye: lei potrebbe aiutare le persone cieche in Tibet. Dopo la laurea parte per un lungo viaggio in oriente, ha un progetto. In Tibet incontra Dolma, una ragazza che lavora come assistente sanitario. Le parla del suo progetto e decidono di metterlo in atto. Dopo una traversata a cavallo per il paese si stabilisce a Lhasa e lì fonda una scuola. I primi ragazzi a cui ha insegnato a leggere sono Tendis, Gyendsen e Tashi; prima di incontrarla erano bambini perduti. Le storie di questi ragazzi sono raccontate nel libro dagli stessi protagonisti: Tendis è il secondogenito maschio di una famiglia composta da cinque persone: papà pastore, madre che accudisce la casa, due figli maschi e una figlia. I due maschi sono destinati a seguire le orme paterne, Tendis però ha un'intelligenza spiccata, tanto che a scuola è il più bravo. Le maestre convincono a fatica il padre di Tendis che sarebbe importante puntare sull'educazione di quel ragazzo particolarmente dotato invece che farne un pastore. Il padre accetta ma verso i 10 anni Tendis cominicia ad avere problemi con la vista. In due anni diventa cieco. Dall'essere la punta di diamante di una famiglia diventa il negletto: il padre prima lo costringe a mendicare, poi addirittura lo vende...
Una storia terribile, una vita che sarebbe stata persa senza l'incontro di Tendis con Sabriye. Anche le storie degli altri bambini sono drammatiche, talmente drammatiche da rendere miracoloso ciò che è accaduto loro dopo l'incontro con Sabriye. Il libro racconta una storia vera e delle esperienze forti. È una storia, una bella storia in cui caratteristiche quali la volontà, la solidarietà, l'impegno, l'amore per la vita vengono esaltate. La scrittura non è ricercata, a volte è troppo enfatica, ma l'autrice crediamo non avesse velleità letterarie. Forse l'unica velleità era quella di raccontare una storia, non tanto la sua, di Sabriye Tenberken, quanto quella di un gruppo di bambini tibetani non vedenti che sono riusciti a costruirsi una vita normale.