È il quattro febbraio del 1960. Sul rettilineo bordato da due file di platani, nel tratto di strada fra Champigny-sur-Yonne e Villeneuve-la-Guyard, una Facel Vega fv3b è diretta verso Parigi dopo aver lasciato Lourmarin, in Provenza. Quell’auto, prodotto all’avanguardia della tecnica e del design francese, è dell’editore Michel Gallimard. A bordo con lui ci sono sua moglie Janine, la figlia adolescente Anne e sul sedile anteriore lo scrittore Albert Camus, che ha rinunciato al viaggio in treno con moglie e figli per il brivido della velocità di quel bolide. Improvvisamente il veicolo si mette a zigzagare per poi spezzarsi in due contro un albero. Le due donne e il guidatore sono sbalzati fuori a diversi metri dalla macchina, Camus rimane incastrato tra i sedili. I soccorritori avranno bisogno di due ore per tirarlo fuori dai rottami, ma hanno riconosciuto subito il grande scrittore e premio Nobel. Per ironia della sorte sembra che Camus dicesse spesso agli amici che non c’era morte più assurda di quella improvvisa in un incidente stradale. Camus ha con sé un solo bagaglio, gli altri li ha spediti per non appesantire l’auto. È una valigetta a tre soffietti poggiata ai suoi piedi, contiene le prime centoquarantaquattro pagine del manoscritto de Il primo uomo, a cui lavora da mesi. La morte violenta e improvvisa di Albert Camus scuote tutta la Francia: familiari, amici e nemici. A piangerlo ci sono quattro vedove. La moglie Francine Faure, madre dei suoi figli quattordicenni, i gemelli Catherine e Jean. L’attrice Catherine Sellers, legata a Camus oltre che da un vivido sentimento anche da tante collaborazioni teatrali. La giovane pittrice danese Mette Ivers e Maria Casarès, l’amante storica, detta da Camus l’Unica. Con Maria la relazione inizia nel 1944, lui era già sposato, lei sarà la passione che fa da contraltare all’affetto coniugale, l’amore incondizionato, libero dal compromesso della convivenza è la vera compagna di Albert Camus, nonostante le altre…

Le vedove di Camus di Elena Rui è la ricostruzione a posteriori dell’elaborazione del lutto delle quattro donne che sono state legate sentimentalmente allo scrittore Albert Camus: la moglie Francine Faure, le attrici Catherine Sellers e Maria Casarès, la pittrice Mette Ivers. La sua morte improvvisa in un incidente stradale cristallizza, nel romanzo, le loro vite. Con un ritratto contraddittorio e sfuggente, ognuna mostra il suo punto di vista, raccontando il proprio vissuto con lui. In copertina ammiccano le quattro donne delle carte con tutti i semi modificati a forma di cuore. Il titolo, dice l’autrice, è venuto prima di concludere il libro ed è nato dalla consapevolezza che non fosse possibile stabilire una gerarchia nel lutto di queste quattro donne. Infatti, il termine vedove è usato come aggettivo, al plurale, per evocare l’entità della perdita in tutte le protagoniste. Il tempo della scrittura è durato tre anni, la Rui ha ricercato e verificato le fonti consultando i manoscritti alla Bibliothèque Nationale de France e il fondo Sellers-Tabard. Il romanzo consta di una premessa, dei quattro capitoli dedicati alle donne, ognuno a sé stante, come fossero singole foto, e di un epilogo. Il capitolo dedicato a Francine Faure è il più denso in termini biografici e quello su Maria Casarès è il più corposo. La moglie Francine Faure è quella che più subisce la libertà sentimentale che suo marito ha preteso. Vive il suo rapporto di coppia in modo tradizionale, è gelosa in particolar modo di Maria Casarès, tanto da esserne ossessionata. Lei è la vedova ufficiale, con il peso di rappresentare pubblicamente il lutto e dover gestire i diritti dell’eredità letteraria di suo marito. Deve prendere decisioni importanti, come quella di non pubblicare Il primo uomo. Lo farà la figlia Catherine nel 1994, sarà lei a occuparsi, alla morte della madre, dei diritti d’autore del padre. Camus era attirato da donne dal talento artistico, la moglie era una brava pianista, ma non aveva perseguito la carriera concertistica. Questo era l’unico rammarico per lui, che proprio sua moglie non avesse voluto sviluppare questo aspetto della sua vita, perseverando con un atteggiamento ritirato. Il grande legame sentimentale e complicità intellettuale Camus lo ebbe con due attrici Catherine Sellers e Maria Casarès. Non rivaleggiava con loro, anzi le spronava al successo, ne era compiaciuto e si arrabbiava quando questo non veniva riconosciuto. In questi capitoli emerge bene l’amore che Camus aveva per il teatro, scritto e rappresentato. Mette Ivers rappresenta l’amore fresco e sensuale, è una pittrice ventiseienne che lui ha sempre incoraggiato, le ha presentato Balthus, dimostrando la sua generosità artistica anche in un ambito non suo. Nel testo si ritorna più volte sulla questione della gelosia e del possesso, sul tentativo spesso fallito di queste donne di contenere il loro desiderio di unicità, il loro rimuginare per tenere a freno i timori di non essere abbastanza amate. Ognuna di loro adotta una personale strategia per proteggersi e proteggere il loro sentimento. La Rui è affascinata dal lutto di queste quattro donne che hanno condiviso la vita di un artista come Camus. Solo la moglie ha il diritto di manifestare pubblicamente il dolore, le altre lo hanno fatto privatamente, pagando un prezzo molto alto. A detta dell’autrice la presenza di Camus nel romanzo è in filigrana, ma in ogni pagina, in ogni ricordo delle donne è sempre presente, facendo scaturire un suo ritratto complesso, lontano dall’uomo pubblico, dall’artista. Un uomo vorace di amori e libertà, fragile ed infedele, bisognoso di conferme, egoista e vanitoso. Le vedove di Camus non è un saggio, anche se citazioni e imponenti documentazioni non mancano, come scrive la Rui nel prologo è una finzione, alla quale però, manca la fluidità e l’ampio respiro del romanzo.