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Venne alla spiaggia un assassino

Venne alla spiaggia un assassino

Estate 2018. Le ONG che operano nel Mediterraneo in soccorso alle imbarcazioni salpate dalle coste africane sono nell’occhio del ciclone. Da alleate e supporto della guarda costiera, oggi vengono accusate di traffico illegale di essere umani, agevolando un flusso migratorio senza controllo. Dopo le elezioni del 4 marzo, che hanno decretato l’affermazione del centro-destra, come ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio c’è il leader della Lega Matteo Salvini. Se i precedenti governi avevano trattato il fenomeno in maniera non adeguata, inefficace e goffa, ma utilizzando almeno un linguaggio composto e misurato, ora è il proprio la comunicazione ufficiale a cambiare, diventando feroce e spietata. I morti in mare siano da esempio e da deterrente a chi vuole partire, a chi si ostina a intraprendere un viaggio verso l’Europa. E se questo è il messaggio, le ONG sono di fatto un intralcio, perché lì a testimoniare una mattanza di corpi disperati mandati al naufragio, accusate di far aumentare le partenze dalle coste africane con le loro azioni di salvataggio. Nel giugno del 2018 i rappresentanti dei ventotto paesi dell’Unione Europea, in un accordo di dodici punti, definiscono le nuove regole per l’accoglienza e il soccorso in mare dei migranti. Nel terzo punto l’Unione europea riconosce la guardia costiera libica e le dà facoltà di coordinare le operazioni di soccorso, impone alle ONG che compiono attività di SAR (Search and Rescue) di non ostacolarla, impedendo di fatto alle loro imbarcazioni di controllare ed eventualmente salvare chi sta affogando. Il cinismo e la violenza verbale del nuovo ministro dell’Interno spingono lo scrittore Sandro Veronesi a pubblicare un appello sul Corriere della Sera. Il 9 luglio del 2018 esce un articolo dal titolo Dobbiamo mettere i nostri corpi su quelle navi, nel quale chiama a raccolta scrittori e giornalisti esortandoli a salire a bordo delle navi delle ONG per dare testimonianza di ciò che sta accadendo...

Tra i primi a rispondere all’appello di Sandro Veronesi è proprio la scrittrice napoletana Elena Stancanelli. Il gruppo di intellettuali radunati dalla chiamata di Veronesi si autodefinirà Corpi, a significare che per comprendere qualcosa di così complesso, tragico ed esteso, occorre metterci il proprio corpo, sensi, carne e ossa. All’inizio di luglio, quando anche la Open Arms rientra in porto, non è rimasta nessuna nave umanitaria nella zona SAR davanti alla Libia. È allora che Veronesi scrive il suo appello al quale la Stancanelli aderisce, pur con tutto un bagaglio di timori e senso di inadeguatezza. “A cosa servono le navi delle ONG nel Mediterraneo? Vado a vedere, ho pensato.” La sua avventura nell’avventura ha inizio in ottobre a Pantelleria, da dove salperà per spostarsi di imbarcazione in imbarcazione, vivendo a stretto contatto con operatori umanitari e altri giornalisti. Una vicinanza estrema, gomito a gomito, tra diffidenza, adrenalina e notti insonni, finché le risposte non cominciano ad arrivare. “Le navi delle ONG devono stare qui per raccogliere i naufraghi delle barche quando le incontrano. Questa è senza dubbio la prima risposta. E devono arrivare prima della cosiddetta guardia costiera libica, per evitare che i naufraghi siano riportati nelle carceri dalle quali sono partiti.” Ma devono anche quello di dare conto, interpretare, segnalare, frapporsi. Perché il Mediterraneo è una specie di continente senza alcun controllo. Dall’appello di Veronesi, e dal viaggio di Elena Stancanelli concretizzatosi poi in questo interessantissimo saggio, sono trascorsi quasi cinque anni durante i quali uomini, donne e bambini hanno continuato a morire in mare, aiutati da troppe poche mani alle quali è stato impedito di operare. Tramite la voce del ministro Piantedosi, il nuovo governo Meloni ha dato inizio agli sbarchi selettivi, nuova forma di vergogna e crudeltà, mentre sta prendendo forma il decreto che di fatto legalizzerà l’omissione di soccorso. Rende bene l’idea del messaggio ufficiale il giornalista Diego Bianchi in un recente articolo pubblicato su “Il venerdì di Repubblica”: “Il mix arrogante e compiaciuto di meschinità, bullismo, ipocrisia, cinismo, irresponsabilità, crudeltà e disumanità alla base delle decisione prese, stupisce anche chi da questo esecutivo non si aspettava granché di diverso”.