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Venti racconti allegri e uno triste

Venti racconti allegri e uno triste

Maurizio Protti, detto Icio, vive di espedienti. Non è cialtrone né imbroglione, semplicemente non ha soldi. E nemmeno trova lavoro. Ha cinquantadue anni, robusto, piuttosto alto. Ha ereditato una discreta fortuna che non ha saputo gestire e che è finita in fretta. Esercitando il mestiere di esistere, può accadere di trovarsi all’improvviso sul lastrico. “Dalle stelle alle stalle”, si dice. Per finire nel pantano il passo è breve, tornare tra gli astri è difficile. A Icio è capitato il patatrac. I suoi amici lo hanno previsto e gliel’hanno pure detto ma lui non ha ascoltato nessuno. Icio è stato capace di provocare lo sfascio del suo albergo, il mitico Duranno, in un tempo brevissimo. Ha poi cercato di arrangiarsi per un periodo con lavori disparati e disperati, lavori saltuari. A un certo punto si è trovato solo, senza casa, senza soldi e senza aiuto da parte di alcuno. Purtroppo nel terzo millennio i cuori sono induriti e non per miseria quanto piuttosto per mancanza d’amore e generosità. Icio ha avuto un infarto e seppure invalido non trova lavoro consono all’infermità che lo ha colpito. Non gode nemmeno di una pensione o un minimo di sussidio che lo sollevi dalla miseria che l’ha colpito. Così Icio vive di espedienti essendo fondamentalmente onesto, io suo diciamo che è un “racimolo leale”. Di fronte a malefatte legalizzate, furti commessi a danno della collettività da parte di politici di pochi scrupoli le azioni di Icio sono geniali e a tratti poetiche. Un giorno l’autore Mauro Corona prega Icio di fargli una ricarica telefonica e a tal fine gli consegna una banconota. Icio difatti fa da segretario, autista, aiuto di bottega allo scrittore. E quando Mauro beve Icio svolge la funzione di “raccatta uomo”. Una notte, a Udine, Icio “forse” ha salvato la vita a Mauro e la formula dubitativa è necessaria in quanto Icio potrebbe approfittare della riconoscenza dello, insomma con Icio non bisogna sbilanciarsi troppo…

La raccolta di racconti “allegri” di Mauro Corona contiene una serie di personaggi puerili e simpatici come Icio e tratteggia storie di montagna dense di umanità e poesia com’è tipico di tutte le narrazioni di Corona. L’elemento di diversità di questa raccolta rispetto alle altre dell’autore è che i racconti hanno un finale esilarante, insomma, strappano un sorriso al lettore. Si tratta di “barzellette letterarie” che l’autore ha raccolto per le strade e le osterie di Erto e dei paesi vicini. Storie sgangherate e leggere così come strana e imprevedibile, per dirla con l’autore, è la vita. Eppure il tratto narrativo anche dei racconti allegri è quello tipico dell’autore: brasi brevi e incisive, personaggi autentici, colti nel momento di massima debolezza, ambientazioni montanare dense di rudezza e straordinarietà. Lo stesso Corona in uno schietto proemio posto tra le prime pagine del libro intitolato “chiarimento” confessa candidamente che pur ironici i racconti contengono un sottofondo di amarezza e che il racconto finale è triste…perché la tristezza per lui è quasi come un vizio.