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Venti traslochi più uno

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Domenica 24 gennaio 2021, durante una trasmissione mattutina su Radio 2, Laura, che chiama da Fiorenzuola, interviene a proposito di traslochi. Lei è un’esperta, ne ha fatti ventidue. Finché sei giovane e bella tutti ti aiutano per attaccare bottone, dopo qualche anno un po’ meno. Negli anni Cinquanta Laura vive a Bologna, in via dei Mille, una strada del centro. È la quarta di dodici tra fratelli e sorelle, una strana e numerosa famiglia la sua. La vita scorre tranquilla: la messa della domenica, il liceo e le passeggiate sotto i portici. Ciò che la entusiasma di più però è la visita annuale a un suo zio, preside del Liceo Beccaria a Milano. Quella sì che è una città moderna, ai suoi occhi. Va in giro con le sue cugine Laura e si innamora di quei palazzi, delle pubblicità luminose. Sembra che là tutto sia possibile, infatti a Milano vivrà per parecchio tempo da adulta. La televisione in casa Cammelli arriva dopo gli anni Sessanta e guardare “Lascia o Raddoppia” è davvero un lusso. Prima andavano dai vicini al piano di sopra. La televisione è un rito sociale, come andare a trovare dei parenti e si sta insieme davanti all’apparecchio. Tanti i pensieri nella mente di Laura. Bologna inizia a starle stretta, tanto che alla fine del liceo, nel 1957, chiede a suo padre di voler fare un’esperienza lavorativa. Il padre la accontenta, inizia così il cammino verso l’indipendenza di questa giovane ragazza come agente pubblicitario del caffè solubile Gusto presso drogherie e negozi di alimentari…

Venti traslochi più uno di Laura Cammelli è un memoir, un’autobiografia, un diario stringato degli eventi che hanno caratterizzato la sua vita. Tanti sono i lavori che ha fatto. Assistente sociale negli anni Sessanta, quando ancora non si capiva in cosa consistesse in pratica questa professione, che lei esercita a supporto degli operai in fabbrica prima e al Tribunale dei Minori poi, per finire con il supporto ai pazienti psichiatrici dopo la Legge Basaglia. Evita per un soffio il 12 dicembre 1969 la strage alla Banca dell’Agricoltura di Piazza Fontana, tanti eventi di storia contemporanea la sfiorano. Cambia Milano e cambia anche Laura, con decisione sofferta la donna divorzia e per la sua poco solida situazione economica decide di lasciare i tre figli al marito. Una nuova vita la attende. Frequenta gli ambienti underground milanesi, quelli della cultura alternativa con giovani artisti allora all’inizio della carriera, oggi famosi. Intreccia nuove relazioni amorose, apre un ristorante. Una girandola di conoscenze, anche importanti e nuovi cambi di casa e città: Piacenza, Albenga, Bologna, Napoli, New York, Fiorenzuola. Nel libro ci sono tante foto in bianco e nero che testimoniano questi passaggi e nei vari capitoli è spesso sottolineata l’importanza della musica. Figli e nipoti sono inseriti tra le pagine del libro con le loro testimonianze e ricordi di Laura, in un dialogo a distanza, che è uno scambio generazionale. “Sempre a scuola quando si studia geometria si impara che per un punto passano infinite rette: questa professione era il punto di partenza per le traiettorie che si sarebbero disegnate in seguito”. Certo le traiettorie sono tante nella vita di Laura Cammelli, ammirevoli e degne di stima. Ma quello che rende pesante e frammentaria la lettura è lo stile, che non coinvolge o appassiona. Un mero elenco di fatti, frettolosamente elencati.