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Ventotene – Scoglio d’Europa

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A Ventotene le dimensioni sono ridotte ma la Storia dilaga. Sarà forse il tempo ad ampliare l’intensità della vita che quell’isola contiene, un tempo che fa della lentezza la sua cifra, che obbedisce al corso del sole e alla volubilità del meteo. Cercando una definizione ancestrale della piccola terra sul mar Tirreno, ecco l’etimologia: Ventotene “è un’isola di vento, tene o’ viento”. O almeno, questa è la vulgata. Pare in realtà che l’origine del toponimo sia greca: Pandotéira, ovvero colei che dona più di ogni cosa. Come la sua sorella minore, Santo Stefano, l’isola laziale è uno di quei luoghi che si scelgono. A sceglierla sono state le matrone romane Giulia, figlia di Augusto, e Ottavia, moglie di Nerone. Sono stati invece costretti lì galeotti, prostitute e, infine, gli antifascisti, a decine. Il carcere borbonico di Santo Stefano è stato eretto alla fine del Settecento come un Panopticon, dove “un unico sorvegliante deve poter osservare (opticon) tutti (pan) i carcerati, senza che questi capiscano se in quel momento sono controllati o meno”. Novantanove celle e rari e minuscoli spicchi di cielo: qui vi hanno trascorso il confino, tra gli altri, Umberto Terracini e Sandro Pertini. Oggi Ventotene si cita soprattutto per il Manifesto, il documento “Per un’Europa libera e unita” scritto nel 1941 durante il confino da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi. Su quelle tracce sono basate la pace e l’alleanza fra i Paesi europei. Un’isola, dunque, non è mai soltanto un’isola, non semplicemente la somma di sole e mare…

A Ventotene la natura si unisce all’umanità, la Storia convive senza rumore con la fauna. E il vento sempre a dominare. Un mondo in movimento e colorato con pennellate delicate, pastello. Sono i disegni e gli acquarelli di Cristiana Pumpo che in questo libro ne raccoglie a decine, insieme ai reportage narrativi, molto intimi e ponderati. Dalla sua professione, dal mestiere di giornalista, Pumpo infonde nel libro la chiarezza e l’accuratezza della documentazione. Ma Ventotene - Scoglio d’Europa, è il sottotitolo - è soprattutto espressione della sua passione di sketcher. Si tratta dell’arte del disegno (e della pittura) dal vivo, declinata solitamente in contesti urbani o naturali. “Il mio punto preferito - scrive l’autrice, delineando le meraviglie naturalistiche dell’isola - è il piccolo promontorio di Parata Grande, punto privilegiato per tramonti unici e macchia mediterranea (…) E ancora piccoli vigneti che sono tornati a produrre l’originale vino isolano, grazie anche a molti giovani che hanno riscoperto l’amore per la loro terra e per il lavoro nei campi”. Dopo aver realizzato taccuini di viaggio in Marocco, a Gerusalemme, in Sri Lanka, ecco un atto d’amore e rispetto per un angolo italiano e del Mediterraneo che merita di essere conosciuto e onorato. Con la tecnica di un’arte delicata e assai ricca di sfumature colorate: ogni pagina è un quadro.