Salta al contenuto principale

Verde Eldorado

verdeeldorado

Ugolino è da pochi anni nel pieno dell’adolescenza, ma il volto sfigurato da un incendio, sul quale volto sono rimasti soltanto un ciuffo di capelli e un unico occhio aperto, lo condanna nella civilissima, cattolicissima e “serenissima”, Repubblica di Venezia alla solitudine ed alla clausura. Per questo motivo il padre lo fa imbarcare, il 3 aprile 1526, col el Piloto Mayor Sebastiano Caboto alla volta delle Indie, consegnandogli il compito di prendere nota di quella avventura. Durante tutto il viaggio, come sempre, Ugolino ha il volto coperto con un cappuccio, per non mettere a disagio chi ha di fronte. In realtà Caboto viene meno ai patti con la Corona Spagnola e dirige la sua nave verso il Sud America, dove spera di trovare città ricche di gioielli e d’oro, l’Eldorado. La nave si ritrova impantanata alla confluenza del fiume Paraguay e del fiume Bermejo: sono attaccati da alcuni indigeni e quindi costretti a scappare, ma Ugolino e quattro marinai sono fatti prigionieri. Mentre i suoi compagni di sventura vanno incontro ad un destino crudele, infatti sono massacrati e passati alla brace secondo l’usanza degli indios guareneys che si nutrono dei corpi dei loro nemici, Ugolino è risparmiato, anzi è venerato perché Kulumanè-Jajay-Karai, “uomo salvato dai Karai, signori del fuoco”. Da rifiuto di una città apparentemente civilissima, diventa un dio in Terra, una persona rispettata e integrata in una tribù indigena che non solca i mari, ma si accontenta di vivere sulle sponde del Bermejo, protetta dalla foresta amazzonica…

Adrián Nazareno Bravi, argentino trapiantato ormai da anni in Italia dove insegna e scrive, racconta, sulla falsariga delle cronache di viaggio di Giovanni Ramusio, coevo di Ugolino, appunto, un breve romanzo di formazione di un giovane adolescente che scopre i valori dell’inclusione e della civiltà proprio in un mondo considerato pagano e involuto. Si tratta di un testo che ricerca i valori fondanti del vivere insieme, attraverso il rancore di un ragazzo abbandonato da un padre che lo considera spacciato in una società che emargina i diversi, ma che invece è accettato e incluso in una tribù indigena che fa dell’assenza di leggi e regole il fondamento della civiltà stessa. La critica ai pregiudizi, ambientata in un contesto così lontano come quello dell’inizio del Cinquecento, probabilmente scelto perché periodo fecondo di dissertazioni sul buon gusto, sulle buone maniere, sull’ideale prima ancora che sull’umano, e per questo presentato come il più incivile dato che emargina chi è diverso, fisicamente diverso (e potremmo dire anche ideologicamente diverso dato che nel ‘500 si consuma la sanguinosa scissione fra i cattolici e protestanti), è presentata sullo sfondo della ricerca dell’Eldorado: la scelta è fra una società che discrimina e compete nel segno della ricchezza che ricerca senza farsi scrupoli e dell’apparenza ed una società che considera i diversi stessi come una ricchezza. Forse sta proprio qui l’Eldorado.

LEGGI L’INTERVISTA AD ADRIÁN N. BRAVI