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Verità occulte

Verità occulte

Un bambino per un bambino. È questa la prima e unica preoccupazione del cultore della legge Martin Benner che, tempo addietro, le circostanze della vita hanno messo alla prova facendolo diventare papà adottivo della sua piccolissima nipote rimasta orfana dopo la morte dei veri genitori. Ora, Martin non è proprio quello che si dice “un uomo di famiglia” e la vocazione del genitore non ce l’ha affatto. Ma Belle riesce a costruire con lui comunque un rapporto di complicità, amore, bisogno reciproco di stare insieme. Per cui quando lei scompare e a Martin arriva il messaggio forte e chiaro che per poterla rivedere deve ritrovare Mio, un altro bambino scomparso, l’ex poliziotto e investigatore non può sottrarsi in alcun modo. Il fatto è che Mio non è un bambino qualsiasi, è figlio di una sfortunata giovane scomparsa e di un potente boss della mafia internazionale. Il bambino per le sue circostanze domestiche “complicate” è stato affidato a una famiglia che lo porta all’asilo ogni giorno e lo va puntualmente a riprendere e che quando non lo trova - e le maestre alle quali è stato lasciato non hanno idea di come e quando sia scomparso - dà subito l’allerta. Chi sa quindi di chi è davvero figlio Mio e chi l’ha preso? E soprattutto che fine ha fatto Belle, anche lei innocente pedina di un gioco che vede suo zio Martin ricattato, minacciato, accusato per una serie di misfatti tanto opportuni quanto misteriosi? Cosa nasconde davvero l’ex investigatore americano Martin Benner?

Verità occulte è un thriller vero: la Ohlsson sembra essere proprio portata per le trame adrenaliniche, ingarbugliate, che si dipanano in altre sottotrame e storie parallele e che non lasciano un attimo di respiro al lettore. Proprio per questo, qualora non aveste ancora letto il primo romanzo della stessa autrice, Bugie sepolte, il mio consiglio è di leggere questo solo in seconda battuta perché per le prime trenta pagine non capirete quasi nulla. E questo perché appare evidente che la Ohlsson usa la temporalità come filo conduttore per costruire le sue aggrovigliatissime storie. I tasselli che il lettore deve mettere insieme sono molteplici ma il gioco è questo, l’autrice scrive per loro e non per sé stessa e quindi ogni capitolo, ogni salto temporale, ogni flashback, ogni nuova scoperta del protagonista e dei personaggi secondari, in realtà, sembra essere fatta da chi legge. Un nuovo stile e una nuova tecnica che permette alla Ohlsson di meritarsi tutti i complimenti degli addetti ai lavori e soprattutto dei lettori. Ed è assolutamente questo il suo grande merito, non concentrarsi tanto su storie ai confini della realtà o su personaggi che devono essere necessariamente amati o odiati, quanto su una architettura narrativa che la rende davvero unica nel suo genere. Chi ha letto Bugie sepolte con molta probabilità aspettava con ansia questo secondo libro della serie, chi si ritrova con questo tra le mani per la prima volta in ogni caso ne viene incuriosito e quindi: missione riuscita. In realtà sono rimasti in pochi a scrivere thriller veri e senza contaminazioni e la Ohlsson è una di questi e il fatto che nella sua vita precedente abbia anche lavorato per l’OSCE, per i Servizi segreti svedesi e per il Ministero degli Affari esteri dice parecchie cose sulla sua capacità di creare tensione pura e anche con una convincentissima scrittura.