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Viaggio in America

Viaggio in America

I compositori americani non sono mai riusciti a dare vita a un proprio canone specifico che costituisse la cifra stilistica della musica classica degli Stati Uniti: la musica sinfonica degli USA resta tutt’ora eurocentrica. A differenza dei compositori dell’Europa occidentale che seppero trarre spunto dalle musiche popolari -si pensi alle ricerche di De Falla e Bizet sulla musica gitana- e a quelli esteuropei che trassero un’ispirazione ai limiti del saccheggio dalle “danze slave” di origine nomade o rurale, i compositori americani non seppero cogliere l’occasione che si presentava loro con le Negro melodies che si diffondevano già a fine Ottocento. Errata quindi si rivelò la profezia di Antonín Dvořák che intravedeva in queste ultime la grande occasione di formare una “grande e nobile scuola” di musica classica americana. Anzi, tra le due guerre mondiali, l’ostilità dei compositori yankee nei confronti del jazz fu la cifra costante (a esclusione di pochi, George Gershwin, primo fra tutti). Eppure questo non esclude che si possa intraprendere un interessante viaggio oltreoceano alla ricerca di un nuovo paradigma, muovendosi “coast to coast” tra seminari, concerti, incontri, analisi e scambi di punti di vista con altri musicisti...

Un saggio sicuramente molto specialistico che oltretutto affronta un ambito musicale di nicchia: quello della musica classica contemporanea – più segnatamente quella pianistica - statunitense del ‘900. Una pubblicazione nobilitata dalla prefazione del critico, autore e produttore Joseph Horowitz (da non confondere con il compositore suo omonimo scomparso nel febbraio di quest’anno). La preponderante disamina di carattere musicale è tuttavia alleggerita dal tono per nulla sussiegoso di Emanuele Arciuli il quale, raccontando la sua personale “scoperta dell’America”, ci accompagna anche nei luoghi percorsi “on the road”, intrattenendoci con episodi di vita vissuta e osservazioni che fanno da contorno di alleggerimento a una pietanza piuttosto impegnativa. Emanuele Arciuli, pugliese classe ’65, è un pianista quanto mai versatile e di respiro internazionale: senz’altro un’eminenza nel suo campo (ha esordito a soli 18 anni ed è costantemente impegnato in attività concertistiche e didattiche). Riesce, con il suo Viaggio in America, a trasmettere tutta la sua passione per la musica e la narrazione, dimostrando un’invidiabile agilità di scrittura affidandosi a un linguaggio semplice e diretto che non si perde in inutili tecnicismi se non dove strettamente necessario. Privilegiando così la condivisione della conoscenza e dell’esperienza.